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Arrestata per terrorismo e subito libera

Palermo, ricercatrice libica in manette. Ma il fermo non viene convalidato Il procuratore antimafia: la Procura farà ricorso in Cassazione e lo vincerà

Per i pm di Palermo esistevano forti e fondati elementi per la custodia cautelare. Il gip, però, non ha convalidato il fermo e così la dottoranda libica 45enne, Khadigia Shabbi, arrestata domenica per istigazione a commettere reati di terrorismo, è stata scarcerata dal giudice Ferdinando Sestito perché «la misura custodiale si reputa sproporzionata rispetto all'entità del fatto». In base agli elementi raccolti dagli inquirenti, però, la donna su Facebook avrebbe inneggiato ad Al Qaeda e «pubblicamente istigato a commettere più delitti in materia di terrorismo» e «pubblicamente fatto apologia di più delitti della stessa specie». Nonostante le gravi accuse la 45enne, in Italia da tre anni e ricercatrice in Economia presso l'Ateneo siciliano, non sarà richiusa in carcere. Per lei, infatti, il gip ha disposto l'obbligo di dimora a Palermo «prescrivendo di non allontanarsene senza l'autorizzazione dell'autorità giudiziaria, nonché di permanere presso la propria abitazione dalle ore 20 allle ore 7». La decisione del gip palermitano ha scatenato le polemiche, a cominciare dal procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo, Franco Roberti, che al termine di un incontro al dicastero della Giustizia tra il ministro, Andrea Orlando, e i procuratori distrettuali antimafia, ha dichiarato: «Rispettando le decisioni del giudice, anche quelle che non ci convincono, credo che ci fossero forti e fondati elementi per la conferma della custodia cautelare». E ha annunciato: «Ritengo che sarà fatto ricorso per Cassazione dalla procura di Palermo e sono convinto che la Cassazione accoglierà il ricorso della procura». Più cauto il ministro Orlando che ha sottolineato: «Rispetto la decisione del giudice, ma ricordo che in ogni caso non è una pronuncia sul merito della contestazione». E ancora: «I numeri delle denunce crescono, la normativa funziona e i reati introdotti vengono sempre più contestati». Dura la posizione, invece, di Daniela Santanchè che ha detto di provare «orrore per la decisione del gip di Palermo. Complimenti vivissimi - ha aggiunto - a chi si è reso protagonista di questa decisione scellerata. Stiamo continuando a stendere il tappeto rosso ai terroristi invece di mandarli via dall'Italia». L'indagine è stata coordinata dal procuratore Francesco Lo Voi, dall'aggiunto Leonardo Agueci e dal pm Gery Ferrara, che hanno contestano alla donna l'istigazione a delinquere in materia di terrorismo aggravata dalla transnazionalità. Dopo un monitoraggio durato mesi, infatti, la Digos avrebbe accertato che Khadigia Shabbi aveva contatti con due foreign fighters, uno in Belgio, l'altro in Inghilterra. Oltre all'attività di propaganda che svolgeva online attraverso i social network, la 45enne avrebbe mandato diverse somme di denaro in Turchia e pianificato l'arrivo in Italia di un suo cugino poi morto in combattimento in Libia. Un quadro inquietante, dunque, riconosciuto dallo stesso gip che ha disposto la scarcerazione della donna. Nel provvedimento in cui ha disposto l'obbligo di firma Sestito scrive: «Risulta accertato che la donna, nonostante viva in Italia e fuori dal contesto bellico libico, segua con la massima attenzione tali episodi, che la connotano come parte integrante di un sistema di cui ne condivide l'ideologia estremista islamica, e ancorchè, trovandosi nell'incapacità operativa, che la pone in una situazione di disagio, tenta di colmare la distanza fisica con il suo appoggio incondizionato, sia attraverso il web che da supporto reale, diventando struttura logistica, pronta per la disponibilità ad ogni necessità degli estremisti islamici, e realizzando così una forma di istigazione delittuosa». Benché il gip abbia riconosciuto la sussistenza dei gravi indizi a carico della donna, ha comunque stabilito che non esiste il rischio dell'inquinamento probatorio e ha ritenuto sufficiente l'obbligo di dimora e non - come chiesto dalla Procura - la custodia cautelare in carcere. La Digos a casa della 45enne ha sequestrato anche materiale un pc e vari supporti informatici, attraverso i quali avrebbe realizzato «queste condotte attraverso Facebook, condividendo sul suo profilo e sulle pagine del social network relative ad altri gruppi, sia aperti che chiusi», il materiale propagandistico, «nonchè creando creando delle pagine Facebook ad hoc» relative alle «attività svolte da gruppi islamici di natura terroristica, sia di tipo documentale che video-fotografico».

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