Attualità

Quel che resta di Forza Italia

Ci sono stati anni in cui aveva più peso spuntare allungando il collo dietro a Berlusconi mentre parlava alla foresta di telecamere che, magari, mettere nero su bianco un piano, per i trasporti, la...

Ci sono stati anni in cui aveva più peso spuntare allungando il collo dietro a Berlusconi mentre parlava alla foresta di telecamere che, magari, mettere nero su bianco un piano, per i trasporti, la sanità, il lavoro e l’economia. In cui il volto, appunto, ha soppiantato il pensiero. Situazione oggi accelerata dall’enorme, fangosa, iniezione di gossip (autoalimentato con sapienti fughe di notizie interne) per lo più basato sull’epica misteriosa del cerchio magico, che secondo la «vulgata» se chiude il cancello decreta la fine di carriere. Eccolo lì, quindi, il risultato. Un partito sulla via del trapasso, che ha subìto un’emorragia enorme di esponenti. Da analizzare, certo, in modo specifico e individuale. Senza soffermarsi oltre su Alfano, va notata l’esasperazione di Fitto. Oppure la progressiva emarginazione di Verdini, privato da un giorno all’altro del ruolo di stratega (solo grazie a lui la baracca di Forza Italia non è affondata anni prima) e relegato in soffitta fino al punto in cui ha deciso di andarsene. E lo scenario quotidiano del«“tutti contro tutti», con i Capigruppo alle Camere che vanno ognuno per conto suo, la data delle elezioni amministrative si avvicina senza una strategia che sia una. A Napoli è in campo un candidato perdente in partenza. A Milano, dove tutto iniziò, è stallo. A Roma, al momento, l’unica «solida realtà», per citare lo slogan dell’ultima carta (l’imprenditore Roberto Carlino che non vende sogni) che sembra voglia giocarsi Berlusconi, è che il centrodestra sta puntando all’harakiri. La sensazione palese è dunque che non vi sia più un partito e nemmeno un leader, che preferisce i troppi galli a cantare a una proposta di rilancio e per il quale vale ormai l’adagio di Truman: «Se non riesci a convincerli, confondili». Tuttavia qualche sporadico barlume di ragionevolezza si irradia, tipo la proposta di Toti su primarie alle amministrative ed elezione per le cariche. E l’equilibrio di Mara Carfagna, con senso della prospettiva, nell’intervista che noi proponiamo oggi. Ma rischiano di restare un miraggio in un deserto in cui le idee ormai sono gli avanzi di quelle vecchie, rivendicate senza coerenza. Perché mentre altrove, e la Le Pen lo dimostra, con un programma chiaro si scalano le montagne, qui basta un Renzi qualsiasi a scippare il sogno del partito liberale di massa. Sta a Berlusconi decidere se lo vuol permettere o meno.

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