Se non possono essere utilizzati per farne dei mujaheddin votati al jihad, allora è meglio ucciderli. La ferocia dell’Isis non risparmia neanche i bambini disabili e indifesi. Secondo una fatwa choc lanciata a Mosul da alcuni imam legati allo Stato islamico, bisogna «uccidere i neonati con sindrome di Down e altre malformazioni congenite o disabili». La notizia arriva dal sito «Mosul Eye», gestito di attivisti locali che hanno denunciato l’inizio di nuove terribili esecuzioni ai danni di neonati di età compresa tra una settimana e tre mesi di vita. Secondo quanto emerso, l’organizzazione terroristica avrebbe ucciso già 38 piccoli, alcuni per soffocamento e altri con una iniezione letale. Un orrore senza fine, che questa volta coinvolge i minori malati, quelli più indifesi, oggetto di vere e proprie torture nei territori controllati dal Califfato che ha individuato nei bimbi affetti da gravi patologie il nuovo target da colpire senza alcuna pietà. E se per quelli che sono malati è prevista la morte già nei primi mesi di vita, per tutti gli altri in salute gli jihadisti prevedono percorsi di addestramento e preparazione alla guerra, già dalla tenera età, per creare i mujaheddin di domani. Un’infanzia violata fin dai primi vaggiti, quasi in tutti i territori dello Stato islamico. Sempre secondo il sito di attivisti, oltre che nella città irachena, la fatwa contro i bambini disabili è stata estesa, trovando anche applicazione, in altre zone tra Siria e Iraq gestite da Abu Bakr al-Baghdadi. Impossibile conoscere il numero preciso delle vittime, ma la carneficiana sembra vada avanti già dal febbraio scorso quando il Comitato Onu per i diritti dell'infanzia ha denunciato l’impiego dei minori in attentati suicidi o come scudi umani. Per tutti i bambini che non sono malati, invece, la follia jihadista ha creato delle vere e proprie «scuole dell'infanzia» che prevedono l'addestramento alle armi, al combattimento e all'interpretazione del Corano secondo la visione fondamentalista. Numerosi, nel corso dell'ultimo anno, sono i video e le immagini che ritraggono piccoli mujaheddin che sparano, uccidono e decapitano come gli adulti. Sfilano con le tute mimetiche e imbracciano kalashnikov. Sorridono e si rivolgono alle telecamere come attori consumati per minacciare l'Occidente. I primi di dicembre a Sirte, in Libia, l'Isis ha festeggiato il conseguimento del «diploma» per 85 tra bambini e adolescenti che hanno terminato il percorso di addestramento per essere dei veri mujaheddin. Alla cerimonia per i baby-kamikaze è stata invita tutta la popolazione, con annunci radio e attraverso i social network dove sono state pubbicate le immagini in cui i «cuccioli» indossano uniformi dell'esercito. Dei veri e propri soldati, dunque, pronti a combattere per lo Stato islamico. Il più grande di loro aveva 16 anni e ognuno di loro, come vuole il Califfato, sono pronti a tutto in nome di Allah: anche al martirio se necessario. Anche per questo ieri, al termine della riunione al Pentagono del Consiglio per la sicurezza nazionale, il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha lanciato l'ennesima sfida all'Isis: «Non potete nascondervi. Sarete i prossimi ad essere colpiti».
L’Isis ora ammazza i neonati disabili
I seguaci del Califfo avrebbero ucciso trentotto piccoli con la sindrome Down
