ROMA Detective di razza e «mago» dei travestimenti. È «Giuseppe Dosi. Il poliziotto artista che inventò l’ Interpol italiana», raccontato in un libro - scaricabile dalle prossime settimane dal sito www.poliziadistato.it - curato dal primo dirigente della Polizia di Stato, Raffaele Camposano. Dosi, nato a Roma il 18 dicembre 1891, dopo aver lavorato prima come attore e poi come sceneggiatore di teatro, nel 1912 fu assunto come alunno delegato di P.S., ottenendo ben presto importanti incarichi anche all'estero. Per le sue doti di investigatore e la sua eccezionale abilità nei camuffamenti (fu lui ad ideare il cosiddetto fregolismo detectivistico), fu incaricato di seguire molte indagini tra cui quelle riguardanti gli efferati delitti di quattro bambine, avvenuti a Roma tra il 1924 ed il 1927, dei quali fu accusato ingiustamente Gino Girolimoni. Convinto assertore dell'innocenza di quest’ultimo, Dosi si ostinò a cercare altrove il vero colpevole, individuato in un anziano pastore anglicano, indisponendo i superiori e provocando l’ostilità dei vertici del regime fascista. Come direttore della Interpol italiana si occupò di numerose problematiche di polizia internazionale e di alcune di esse si fece portavoce anche come rappresentante dell'Italia all’Onu. Nel febbraio del 1956 andò in pensione per raggiunti limiti di età ma si occupò di investigazioni anche dopo il collocamento a riposo, fondando la «Dosi Inchieste speciali». È morto nel 1981.
Ecco come Dosi inventò l’Interpol
ROMA Detective di razza e «mago» dei travestimenti. È «Giuseppe Dosi. Il poliziotto artista che inventò l’ Interpol italiana», raccontato in un libro - scaricabile dalle prossime settimane dal sito...