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Software per intercettazioni all’Isis

Finiti in Arabia Saudita i programmi informatici di "Hacking Team". L’accusa: venduti a criminali. La difesa: bugie. Ma c’è un bonifico misterioso

Il software spia di Hacking Team potrebbe essere finito in mano a jihadisti sauditi. È una delle sconvolgenti ipotesi investigative della Procura di Milano, che sta indagando sul clamoroso hackeraggio avvenuto a luglio ai danni dell’azienda italiana che produce e vende servizi di sorveglianza a governi e servizi segreti di tutto il mondo. Software-spia che hanno la capacità di essere attivati da remoto per controllare e intercettare le attività di computer e telefoni. Al momento è solo un'ipotesi al vaglio degli inquirenti, che ha ancora bisogno di accertamenti. Ieri mattina, però, la polizia postale di Milano e quella di Torino hanno perquisito la sede della società Mala srl, creata da due ex dipendenti di Hacking Team, Moustapha Maanna e Guido Landi, indagati nell’ambito dell’inchiesta nata dopo il «buco« all’azienda che produceva il software-spia Galileo (che ha prodotto la violazione di 400 gigabyte di dati riservatissimi custoditi nel server dell’azienda), con l'accusa di «essersi introdotti abusivamente nel sistema informatico di Hacking Team, sistema informatico di interesse pubblico, al fine di estrapolare dati aziendali e informazioni riservate in modo tale da cagionare il danneggiamento o l’interruzione parziale del funzionamento». Inoltre dovranno rispondere di rivelazione di segreto industriale «per aver rivelato a terzi il codice sorgente del software Rcs Galileo, ovvero parti del predetto codice, nonchè altri dati riservati di pertinenza di Hacking Team». L’ipotesi su cui indaga la Procura è che, attraverso la nuova società, i due ex dipendenti di Hacking Team avrebbero venduto un clone di Galileo ad una società saudita, la Saudi Technology Development, controllata da un fondo di investimento pubblico dell’Arabia Saudita, e che si occupa proprio di sviluppo tecnologico, che potrebbe aver fatto da intermediaria per conto di altri committenti: ad esempio ambienti militari, governativi oppure gruppi integralisti islamici. Alla base della pista seguita degli inquirenti, un bonifico da 300 mila euro arrivato sul conto della Mala srl da parte della società saudita come pagamento per un servizio di formazione professionale che, però, non sarebbe mai avvenuto. «Tutte bufale - replica l’avvocato Sandro Clementi, legale di Guido Landi e Mostapha Maanna - Siamo tranquilli e certi che le indagini dimostreranno che le accuse che ci vengono mosse sono bugie diffuse da Hacking Team«. E aggiunge: «Nel decreto di perquisizione non c'è nessun riferimento al fatto che la società possa aver venduto servizi informatici agli arabi, poi finiti in mano ai terroristi. Quella del terrorismo può essere un’ipotesi investigativa ma non è stata messa nero su bianco. Negli interrogatori di luglio, chiesti da noi, abbiamo spiegato i rapporti commerciali della società Mala giustificati da contratti. Non abbiamo nulla da nascondere, siamo contenti che le indagini vadano avanti. Verrà dimostrata la nostra estraneità». Le preoccupazioni per le conseguenze del clamoroso hackeraggio sono state espresse anche dall’azienda stessa che, subito dopo i fatti, in una nota ufficiale ha ammesso: «Abbiamo perso la capacità di controllare chi utilizza la nostra tecnologia. Terroristi, estorsori e altri possono implementarla a volontà. Crediamo sia una situazione estremamente pericolosa, è oramai evidente che esiste una grave minaccia». E in una querela presentata nel maggio scorso alla Procura di Milano, l’ad di Hacking Team David Vincenzetti ha definito «pericoloso» il «disegno» di Mostapha Maanna e Guido Landi, con particolare riferimento alla «possibile creazione di un antidoto al software Rcs e la possibile vendita dello stesso tramite Mala srl a Paesi ostili e a enti non governativi», essendo riusciti ad entrare in possesso, sempre secondo Vincenzetti, dei codici sorgente necessari per clonare i programmi sviluppati da Hacking Team. Intanto, a Madrid la polizia ha arrestato tre persone sospettate di progettare attentati nel Paese sullo stile di quello avvenuto in Francia nella sede del settimanale satiricolo Charlie Hebdo. I tre uomini, marocchini residenti in Spagna, sono accusati di far parte di un gruppo legato all’Isis. Secondo quanto riferito dal ministero dell’Interno spagnolo i tre erano pronti a sferrare «in qualsiasi momento» attentati terroristici «come quelli avvenuti recentemente in altri Paesi».

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