Memoria corta? Che Milano, dopo la Tangentopoli degli anni ’90, abbia riconquistato il primato di «capitale morale d’Italia», come sentenziato ieri dal presidente dell’Anac Raffaele Cantone, appare discutibile. A meno che si voglia fingere di non vedere come, negli ultimi tempi, la città della Madonnina sia stata investita da mega inchieste che hanno svelato un quadro inquietante di corruzione e infiltrazione della criminalità organizzata. Nel primo caso gli affari loschi girano intorno alla vetrina principale di Milano: l’Expo, coi suoi appetitosi appalti. Difficile scordare, ad esempio, che nel 2014 la procura meneghina arresta i membri di un’associazione a delinquere che condizionava le gare pubbliche garantendo avanzamenti di carriera a pubblici ufficiali e funzionari compiacenti. In carcere finiscono il general manager di Expo, Angelo Paris, e tre vecchie conoscenze della Prima Repubblica: il «compagno G» Primo Greganti e gli ex democristiani Gianstefano Frigerio e Luigi Grillo. Manette ai polsi, poco dopo, anche per Antonio Giulio Rognoni, direttore generale di «Infrastrutture Lombarde», e Pierpaolo Perez, capo dell’ufficio gare e appalti. Anche in questo caso si sospettano irregolarità in alcune gare per l’assegnazione dei lavori di Expo 2015. In quella che viene definita «cupola degli appalti» finisce pure il potente imprenditore Enrico Maltauro. C’è poi l’inchiesta con al centro l’appalto più prelibato, 149 milioni di euro, riguardante i lavori della «piastra», la base infrastrutturale su cui sono stati costruiti i padiglioni dell’Esposizione universale. Ed è solo di pochi giorni fa l’arresto di Mario Mantovani, l’ex vicepresidente della Regione Lombardia, accusato di corruzione, concussione e turbativa d’asta. Ma è quando ci si sposta dalla corruzione alla criminalità organizzata che l’asserzione di Cantone appare più squilibrata. Nel redigere le motivazioni alla sentenza di condanna a carico di 40 persone, arrestate nell’ambito dell’inchiesta «Rinnovamento» sulle infiltrazioni della ’ndrangheta a Milano e dintorni, il gup annota che in Lombardia si assiste a fenomeni di asservimento alle cosche da parte di imprenditori, politici ed istituzioni locali, tanto da consentire «agli affiliati di infiltrarsi nell’economia e nella politica (...) mentre per imprenditori e politici il contatto con i malavitosi rappresenta spesso il surplus che li rende maggiormente competitivi e in grado di vincere la concorrenza, potendo contare anche sull’afflusso costante di liquidità e consensi». Lo stesso giudice sottolinea come la ’ndrangheta sia «ormai stabilmente radicata in territorio lombardo», potendo contare in quel territorio su «condizioni di omertà diffusa e di assoggettamento di larghi strati sociali». Il legame fra la criminalità organizzata calabrese e la politica, secondo i magistrati, è impresso anche nel presunto patto elettorale che i clan avevano stretto alle elezioni del 2010 con Domenico Zambetti, l’ex assessore regionale lombardo arrestato nell’ottobre del 2012. Ed è sempre a proposito di ’ndrangheta che nell’agosto scorso la Set Up Live, una delle principali società che organizza concerti ed eventi in Italia, ma che ha anche vinto una parte degli appalti relativi al Padiglione Zero di Expo, riceve una interdittiva antimafia dalla prefettura di Milano per «rischio di infiltrazioni mafiose». Ma è con l’operazione «Infinito» che l’allungarsi dei «tentacoli» mafiosi su Milano e l’hinterland appare sempre più lampante. Nel motivare le cento condanne definitive a 800 anni di carcere, la Cassazione evidenzia come le «nuove generazioni» delle cosche calabresi siano ormai alla ricerca di «indipendenza» dalla «casa madre». I giudici arrivano a parlare di una sorta di «colonizzazione» della ’ndrangheta al Nord. Fra i condannati c’è anche Pino Neri, il boss che nel 2009 presiedette il summit nel circolo Arci «Falcone-Borsellino» di Paderno Dugnano. Ilda Boccassini, il procuratore aggiunto di Milano che mise in piedi la mega inchiesta, poco dopo gli arresti disse sconfortata che dopo l’operazione Infinito «nulla cambia». E c’è chi preconizza, appena calato il sipario su Expo, nuove manette nella «Milano da bere».
Appalti, mafie e manette Le figuracce sotto il Duomo
Milano corrotta, ultima indagine sulla Regione Lombardia