In Italia «non c’è un’effettiva libera scelta tra scuole pubbliche statali e non statali. Perché tutta l’attenzione dello Stato è sugli istituti pubblici. In Europa è diverso». Professor Petti, perché la libertà di scelta educativa? «La famiglia, che per diritto naturale, è il soggetto primario dell’educazione dei figli, deve godere di una reale scelta educativa (tra scuole statali e non statali, cattoliche e non), secondo propri convincimenti ideologici e religiosi, senza discriminazioni giuridiche, sociali ed economiche. Lo Stato ha il dovere di garantire concretamente alle famiglie il diritto alla libertà di educazione. La libera scelta educativa pertanto, è pienamente legittimata non solo sul piano giuridico, ma anche su quello storico, culturale e pedagogico. D'altro canto, la libertà di scelta educativa concorre a migliorare la qualità del sistema scolastico nazionale attraverso il confronto dialettico ed emulativo tra istituti statali e non statali, siano essi laici o ad indirizzo religioso, su un piano di piena parità giuridica ed economica. La scuola non statale è garanzia di libertà, offrendo alle famiglie la possibilità di un’alternativa sia sul piano dell’indirizzo culturale, politico o religioso, che sotto il profilo della qualità e dei contenuti dell’insegnamento.La scuola non statale, proprio perché rispetta la propria identità, contribuisce al pluralismo culturale, educativo e scolastico di uno Stato democratico. Dunque, diritto di libertà nella scuola (pluralismo culturale) ma anche delle scuole (pluralismo delle istituzioni scolastiche). Una lettura culturale e non ideologica della libertà di scelta educativa porterebbe serenamente a imboccare la strada del pluralismo scolastico, in ragione non solo di principi teorici incontrovertibili, ma soprattutto per dare risposta, in Italia, alla sfida dell'emergenza educativa, dando vita ad una nuova alleanza per l'educazione tra tutti i soggetti coinvolti: studenti, genitori, docenti, società civile». Qual è la situazione italiana in tema di libertà di scelta educativa? «Oggi, in Italia, non esiste la libertà di scuola, cioè la possibilità di scegliere, a parità di condizioni, una scuola diversa da quella statale. Mentre in quasi tutti i Paesi d’Europa, lo Stato consente alla famiglia di scegliere, per i propri figli, la scuola (statale o non statale, confessionale o laica), assumendosi l’onere dei costi, in Italia il contribuente che, nel rispetto dell'articolo 30 della Costituzione della Repubblica Italiana, sceglie una scuola non statale, paga tale diritto due volte: la prima con le imposte per un servizio (statale) di cui non si avvale, e, la seconda volta, con la retta scolastica da corrispondere alla scuola scelta per i propri figli. Il sistema attuale, da un lato, consente un lusso che non tutti si possono permettere (pagare due volte l’istruzione dei figli), dall’altro restringe proprio la libertà di scelta dei meno abbienti, che non possono permettersi una scuola diversa da quella statale». Cosa risponde a coloro che accusano la scuola paritaria cattolica di essere la scuola per i figli dei ricchi? «Sul piano sociopolitico, la scuola paritaria (cattolica e laica) soffre di un’emarginazione normativa ed economica, che la costringe a vivere unicamente delle proprie risorse e del contributo delle famiglie, con la conseguenza di apparire spazio di privilegio. In questo modo viene anche ratificata una palese discriminazione nei confronti delle famiglie e dello stesso diritto alla libera scelta della scuola. All’origine di questa situazione sta il misconoscimento del servizio di pubblica utilità reso da istituzioni private». Ma le scuole paritarie ricevono già contributi pubblici! «Il contributo dello Stato italiano alle scuole paritarie è poco più che una miseria, soprattutto se paragonato al contributo elargito alle scuole non statali dagli altri Paesi europei. Mentre il costo medio allo Stato per alunno di scuola statale è di 5.246,60 euro, il costo per ogni alunno di scuola paritaria ammonta a 481,40. Le scuole paritarie in un anno, hanno fatto risparmiare allo Stato la bella cifra di 5.000.000.000 (cinque miliardi) di euro. Uno Stato che costringe a comprare pezzi di libertà non è uno Stato di diritto». Qual è la situazione oggi in Italia delle scuole paritarie cattoliche? «La situazione delle scuole paritarie cattoliche oggi, in Italia, è, a dir poco drammatica. Ogni anno decine di esse, gestite da Congregazioni Religiose, con tradizioni ultracentenarie o da Diocesi e enti senza finalità di lucro, sono costrette a chiudere i battenti; altre, a denti stretti, cercano di reggere alla crisi, ma fino a quando? Il problema della parità scolastica, nei suoi nessi inscindibili con i temi dell'autonomia e della qualità, si presenta, oggigiorno, con il carattere della ineludibilità, ripetutamente segnalato nelle sedi opportune, ma soprattutto necessario per consentire la costruzione di un sistema pubblico integrato di istruzione, di respiro europeo. Sono maturi i tempi perché in Italia, come negli altri Paesi d’Europa, prevalga, sulla concezione monopolistica della scuola, il principio dell’utilizzazione di tutte le proposte educative, secondo la categoria della reale parità, per giungere ad un’adeguata legislazione in materia . E poiché la scuola non statale, e quella cattolica in particolare, non ha funzione di supplenza ma di effettiva integrazione nel sistema scolastico italiano, è importante che si abbandoni la logica dei sussidi discrezionali e d’una certa visione totalizzante e assistenzialistica delle attività scolastiche nei riguardi dei cittadini, per assicurare loro, anche sul piano economico, piena uguaglianza e libertà, in modo che lo stesso trattamento sia garantito agli studenti che frequentano le scuole statali e non statali». «Mi consenta un'ultima considerazione - conclude fra Donato Petti, che è anche direttore della Rivista Lasalliana, trimestrale di cultura e formazione pedagogica - Assistiamo in Italia ad un paradosso tutto nostrano: oggi in Italia, si è liberi di nascere (legge sull'aborto), si richiede la libertà di morire quando si vuole (disegno di legge sull'eutanasia), si reclama la libertà delle unioni civili per gli omosessuali ma fino a quando sarà impedito alle famiglie di esercitare un loro sacrosanto diritto di istruire ed educare i propri figli, secondo quanto richiede l’articolo 30 della Costituzione della Repubblica e le risoluzioni del 1984 e del 2012 del Parlamento europeo?»
Libertà di scelta come in Europa
Parla il prof. Petti: anche in Italia parità tra scuole statali e non statali
