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Pensionato uccide rapinatore a Vaprio. Il giovane colpito sulle scale

L'uomo, indagato per omicidio volontario, ascoltato dai pm in Procura. Nessuna traccia di sangue in casa, il colpo sarebbe partito dall'alto

Si complica sempre di più la ricostruzione di quanto accaduto nella notte tra lunedì e martedì in una villetta di Vaprio d'Adda, nel Milanese, dove un pensionato di 65 anni, Francesco Sicignano, vittima di quattro rapine negli ultimi mesi, ha sparato e ha ucciso un ladro. L’uomo, indagato per omicidio volontario, si è presentato questa mattina in Procura accompagnato dal figlio e dal suo difensore per essere ascoltato dal pm.     Ricostruzione contrastante Quanto è emerso dalle indagini dei carabinieri, coordinate dal procuratore aggiunto di Milano Alberto Nobili e dal pm Antonio Pastore, contrasta con il racconto dei fatti fornito dal 65enne. Secondo una prima ricostruzione infatti il ladro ucciso da Francesco Sicignano sarebbe stato colpito frontalmente, con un proiettile al cuore sparato dall'alto, mentre si trovava sulle scale esterne dell’abitazione e non era ancora entrato dentro casa. Ieri il pensionato aveva però detto ai pm di aver sparato all'uomo d’istinto, non appena se l’era trovato davanti in camera da letto. Un colpo solo, dritto al cuore. La pistola, una calibro 38 special regolarmente denunciata, l’aveva chiesta e ottenuta dopo aver subito una serie di furti nella sua villetta. Proprio queste discrepanze hanno convinto i magistrati a modificare l’ipotesi di reato che inizialmente era di eccesso colposo di legittima difesa. Da accertare se il ladro sia scappato riuscendo ad arrivare alle scale dopo essere stato colpito o se il pensionato lo abbia inseguito in un impeto di paura o di furore.      Nessuna traccia di sangue in casa A quanto si apprende però da fonti investigative, in casa non si sono trovate tracce di sangue anche se, viene sottolineato, questo non vuole automaticamente dire che che sia stato ucciso sulle scale. Bisogna aspettare che siano fatti tutti i rilievi del caso     Più di un milione d'italiani col porto d'armi Sono più di un milione gli italiani che detengono un regolare porto d'arma per caccia, tiro a volo, difesa personale o per ragioni professionali legate a un impiego come guardie giurate. Regolarmente detenuta era anche l'arma con cui il pensionato 65enne ha fatto fuoco, uccidendolo, contro il 22enne albanese che si era introdotto in casa sua a Vaprio d'Adda, nel milanese. In particolare, secondo le cifre fornite dal Viminale, nel 2011 si contavano 1.130.688 porti d'arma. Per la gran parte uso caccia (700.922), a seguire i porti d'arma per tiro a volo (352.149), difesa personale con arma lunga o corta (rispettivamente 1.101 e 23.577) e guardie giurate arma lunga o corta (504 e 52.435). Nel corso degli anni il numero totale delle concessioni di porto d'arma si è mantenuto sostanzialmente stabile (1.148.277 nel 2012, 1.173.425 nel 2013, 1.161.402 nel 2014). Lo scorso anno il porto d'armi per la caccia era detenuto da 689.019 persone, in 397.384 avevano il porto d'arma per il tiro a volo. Per difesa personale 20.162 documenti per arma corta e 738 per difesa personale con arma lunga. Nel 2014, infine, si contavano per le guardie giurate 53.368 autorizzazioni per arma corta e 731 per arma lunga.

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