Ignazio Marino ha, nel suo volto, qualche tratto nipponico. Perché mai dico questo? Forse perché voglio insinuare che abbia intenzione di fuggire verso Tokyo e dintorni? No, i giapponesi stiano tranquilli più di quello che sono capaci di essere, abitualmente. È che Ignazio Marino, ancora oggi, resiste, fiero della sua fascia tricolore e dei suoi quaderni sui quali sono appuntati nomi e cognomi e dunque si ritiene un uomo baciato dalla sorte come accadde a Tsutomo Yamaguchi, ingegnere di Nagasaki, il quale mentre scendeva dal tram nel centro di Hiroshima, dove era andato in trasferta, venne travolto dall’onda e dal fuoco di Little Boy, la bomba atomica sganciata dagli yankee il sei di agosto del Quarantacinque. L’ingegnere si salvò per miracolo, venne curato, bendato e due giorni dopo si presentò al posto di lavoro per raccontare ai suoi colleghi la terribile esperienza personale. Erano passate appena le 11 del mattino quando esplose Fat Man, la seconda atomica che lo scagliò sul pavimento, bruciandogli ancora la pelle e intossicandone il corpo. Tsutomo se la cavò anche allora e finì la sua esistenza cinque anni orsono, per un cancro al polmone. Ignazio Marino, in verità, ha lanciato lui stesso alcune bombe a mano dalle quali è rimasto ferito ma come un soldato giapponese e come l’ingegnere di cui sopra, pensa di scampare, non di scappare, agli eventi che gli stanno accadendo addosso. È sufficiente leggere o sfogliare alcuni quotidiani per capire che dopo la liberazione appare la folla dei partigiani e dei repubblichini, di quelli che prima non sapevi bene dove fossero ma oggi sono pronti a difendere il principio della libertà. In breve: Marino è una vittima o un martire di una perfida campagna mediatica, sembra che sia lui il solo colpevole di tutto e non le segretarie o i portaborse, del resto ha restituito i denari di cui aveva goduto e, allora, è libero di circolare, come se un ladruncolo, colto con il sorcio in bocca, consegni il maltolto e se ne vada fischiettando per la città, bello e sicuro di non aver commesso alcun reato. Ignazio Marino è un chirurgo che conosce bene l’uso del bisturi che, però, necessita di anestesia, altrimenti fa un male della madonna. Credo che, come sindaco, abbia ritenuto di applicare in senso etimologico l’anestesia, cioè come mancanza della facoltà di sentire, per lui Roma è come Hiroshima o Nagasaki, esplodono ordigni vari ma lui, prima barcolla, poi riprende l’equilibrio e narra, racconta, spiega, illustra, pedala, parcheggia, celebra nel suo particolarissimo e privatissimo ground zero, nel quale lo ha cacciato non l’opposizione ma i suoi stessi marines e compagni del partito cosiddetto democratico. L’uomo va capito, ha ereditato macerie e tali, secondo gli ultimi commenti da piazza San Pietro, sono rimaste, Roma è eterna in questo senso, una città puttana con la quale giaci, provi un piacere unico ma poi, dopo il pedaggio, ti abbandona per passare a un nuovo cliente. Ignazio Marino ha trovato in queste ore il solito girotondo della grande bellezza, attori, gente di spettacolo e di cultura (?), è Sansone che vuole morire con tutti i filistei ma gli sono di fianco i personaggi che, se al posto suo ci fosse un sindaco di altro partito, avrebbero già firmato la condanna a morte, già sarebbero scesi in piazza con bandiere e cori, con l’orchestra del sindacato e dei famosi opinionisti tivvù. Ora Ignazio Marino sicuramente ha letto la vita e la storia di Ignazio da Loyola che prima di prendere i voti, quelli religiosi, si intende, trascorse una vita tra finanzieri e banchetti, balli e musiche, finendo addirittura al gabbio, non certo per scontrini fiscali che all’epoca erano sconosciuti. Venne poi il tempo della fede e della santificazione. Escluderei quest’ultima possibilità, Papa Bergoglio non consegnerà nel testamento nessun impegno in merito, «è chiaro?», a meno che in paradiso qualcuno non inviti a titolo personale il chirurgo ligure. Ora attendiamo il processo a Roma capitale, con Marino e la sua fascia tricolore. Prima che la corte dia inizio ai lavori suggerirei un minuto di raccoglimento in memoria di Tsutomo Yamaguchi.
Ora Ignazio vuole «scampare» alle sue stesse bombe
di Frank Zunina - LEGGI ANCHE Appena lascia la poltrona spuntano gli «amici»
