È la seconda volta in meno di tre mesi che attivisti filo-curdi finiscono nel mirino degli attentatori. Era il 20 luglio scorso quando 33 ragazzi curdi persero la vita e 104 rimasero feriti in un attentato sferrato da una kamikaze di soli vent’anni davanti al centro culturale «Amana», nella città turca di Suruc, nella provincia sud-orientale di Sanliurfa, a dieci chilometri da Kobane, in Siria. Proprio qui, nella città siriana a maggioranza curda, volevano andare le vittime, quasi tutti membri della Federazione delle associazioni dei giovani socialisti (Sgdf). L'obiettivo di questi studenti universitari politicamente impegnati era quello di contribuire alla ricostruzione di Kobane, diventata simbolo della resistenza curda contro lo Stato Islamico (Is), espulso dalla città dalle Unità di mobilitazione del popolo curdo (Ypg) e dai peshmerga inviati dal governo regionale di Erbil. E proprio per questo sono stati colpiti dall'Isis, che il giorno dopo ha rivendicato la responsabilità dell'attacco. Nel luogo dell’attentato si trovavano circa 300 giovani, riuniti per un forum sulla Rojava, il progetto di uno Stato curdo al confine sud della Turchia. Tra le vittime, molti studenti universitari che avevano intenzione di aiutare la popolazione della cittadina assediata per mesi dallo Stato islamico. Proprio quell'attacco aveva spinto pochi giorni dopo il presidente Recep Tayyip Erdogan a una svolta nella politica turca, avviando un'offensiva antiterroristica contro gli jihadisti dell'Isis ma anche contro il Pkk, rompendo così di fatto una tregua che durava da oltre 10 anni con i miliziani curdi. In questi mesi, Ankara ha inviato ripetutamente i caccia a bombardare basi dei guerriglieri curdi nel sud-est del Paese ma anche nel vicino Iraq, roccaforte del Pkk, che ha risposto con attentati e aggressioni contro le forze di sicurezza, in una spirale di violenza interrotta da anni. La campagna militare di Erdogan è stata subito denunciata dagli attivisti filo-curdi e dal partito Hdp, inaspettato trionfatore delle recenti elezioni dove si è affermato come seconda forze del Paese, che hanno accusato il leader islamista di voler mettere fine al processo di pace. Il 5 giugno, invece, a Diyarbakir, c’era stato un attentato contro militanti dell'Hdp, che causò sei morti e decine di feriti. Per tornare alla carneficina di ieri, come accaduto dopo Suruc, le autorità turche hanno posto il veto sulla diffusione di immagini del duplice attacco, citando come motivazione la «sicurezza pubblica».
A luglio l’eccidio degli studenti che partivano per Kobane
Francesco Romani È la seconda volta in meno di tre mesi che attivisti filo-curdi finiscono nel mirino degli attentatori. Era il 20 luglio scorso quando 33 ragazzi curdi persero la vita e 104...
