La veglia di oggi, dalle 18 in piazza S. Pietro, convocata dalla Conferenza episcopale italiana e presieduta dal Papa, è il prologo del Sinodo dei vescovi su «La vocazione e la missione della famiglia nella Chiesa e nel mondo contemporaneo» che si aprirà domani con la Messa concelebrata alle 10 nella Basilica vaticana. Tre settimane di dibattito in cui 270 padri sinodali provenienti dai cinque continenti sono chiamati a concludere il percorso iniziato due anni fa con l’invio del primo questionario sui problemi e le prospettive della famiglia e proseguito con il Sinodo straordinario dello scorso anno e la Giornata mondiale delle famiglie a Philadelphia. E a presentare conclusioni concrete al Papa. Il segretario generale del Sinodo, card. Baldisseri, ha illustrato ieri le modalità di svolgimento dell’assemblea. Grande rilevanza sarà dato ai «circoli minori», nei quali c’è più spazio per la discussione. Saranno 13, divisi per gruppi linguistici (4 in inglese, 3 in spagnolo e francese, due in italiano e uno in tedesco). Tra le novità, non ci sarà la «relatio post disceptationem», il documento di metà lavori che l’anno scorso suscitò molte polemiche. Previste tre parti, una per ogni settimana: «L’ascolto delle sfide sulla famiglia», «Il discernimento della vocazione familiare» e «La missione della famiglia oggi». Tra i partecipanti anche 18 tra coppie di sposi, genitori e capi famiglia. A «vigilare» sull’avanzamento del progetto, che sfocerà nel documento da sottoporre al voto dell’assemblea prima di essere consegnato al Pontefice, sarà la Commissione per l’elaborazione della relazione finale, nominata dal Papa e presieduta dall’arcivescovo di Budapest, card. Erdo. I lavori sono molto attesi nel mondo cattolico (e non solo: al Sinodo parteciperanno anche i «Delegati Fraterni» di altre confessioni) perché dovranno definire l’atteggiamento della Chiesa nei confronti della famiglia. Lo stesso Francesco ha ribadito che il matrimonio resta uno e indissolubile ed è semplicistico ridurre tutto al problema della Comunione ai divorziati risposati: ad esempio molto sentito è il problema dei giovani che scelgono di convivere senza sposarsi così come il percorso formativo verso il matrimonio. Ma è altrettanto vero che l’attenzione dei media si è concentrata su argomenti come i divorziati o gli omosessuali. Il Sinodo è stato preceduto da prese di posizioni molto diverse in seno alla Chiesa. «Siamo nel mare e quindi è naturale che ci sia qualche turbolenza» ha detto in proposito Baldisseri. Provando a schematizzare (anche se in questi casi è un esercizio insidioso), si possono ipotizzare due grandi schieramenti. Da una parte i cosiddetti «conservatori», tra i quali si possono annoverare ad esempio lo stesso Erdo, il prefetto della Congregazione per la dottrina della fede Muller, l’arcivescovo di Utrecht card. Eijk, il prefetto del Culto divino, card. Sarah, il porporato sudafricano Napier, uno dei quattro presidenti delegati, e la quasi totalità dei vescovi africani, oltre agli italiani Caffarra, Scola e Bagnasco. Dall’altra c’è il fronte dei cosiddetti «progressisti», guidati dal card. Kasper, con i porporati italiani Bassetti e Menichelli, l’arcivescovo emerito di Bruxelles Danneels, quello di Chieti Forte, il rettore dell’Università cattolica argentina Fernandez e il direttore della «Civiltà cattolica» padre Spadaro. A margine dei lavori, sabato 17 è prevista la commemorazione del 50° anniversario del Sinodo mentre il giorno dopo avrà luogo la canonizzazione, tra gli altri, di Ludovico Martin e Maria Azelia Guerin, genitori di S. Teresa del Bambin Gesù.
I vescovi affrontano le sfide della famiglia
Sul tappeto non solo divorziati risposati e gay
