Attualità

Processo a Del Turco Chiesti 6 anni di carcere

Luca Rocca Non c’è traccia di mazzette, ogni accertamento patrimoniale è risultato vano, ogni presunta prova si è dimostrate inconsistente. Eppure ieri il procuratore generale della Corte d’Appello...

Non c’è traccia di mazzette, ogni accertamento patrimoniale è risultato vano, ogni presunta prova si è dimostrate inconsistente. Eppure ieri il procuratore generale della Corte d’Appello dell’Aquila Ettore Picardi ha chiesto la condanna a 6 anni e 6 mesi per Ottaviano Del Turco, tre anni in meno rispetto alla pena inflitta in primo grado, quando all’ex governatore della Regione Abruzzo, accusato di corruzione, falso e associazione a delinquere, vennero comminati 9 anni e 9 mesi di carcere. «Ritengo che non si possa aderire in pieno alle valutazioni dei colleghi che hanno richiesto le condanne e di quelli che hanno effettuato le decisioni di primo grado», ha spiegato in aula il pg, sottolineando che la pena deve essere «giusta» e non «spettacolarmente esemplare». La richiesta più mite non elimina l’abnormità di una condanna pretesa in assenza di un quadro probatorio degno di questo nome. Dei 6 milioni di tangenti che Del Turco avrebbe imposto all’ex re delle cliniche abruzzesi Vincenzo Maria Angelini, suo grande accusatore, sui conti correnti dell’ex governatore o dei suoi familiari non c’è l’ombra (come ha dovuto ammettere anche la pubblica accusa); i prelievi continui effettuati dall’imprenditore, e citati come prova delle mazzette, avvenivano anche prima dei fatti contestati (soldi usati pure per acquistare opere d’arte poi finite all’asta); i passaggi di Angelini dal casello autostradale per recarsi a casa di Del Turco a Collelongo, come dimostrato dal telepass, ci sono stati sia prima che dopo la presunta consegnate delle bustarelle. Quanto alla prova regina portata in palmo di mano dall’ex patron della sanità abruzzese (finito sotto processo per bancarotta), e cioè la foto della busta coi soldi data a Del Turco e poi riportata indietro piena di mele, a parte l’irriconoscibilità dei volti, è stato dimostrato sia stata scattata non il 2 novembre del 2007, all’ipotetica consegna delle tangenti, ma un anno e mezzo prima. Eppure i pm vogliono la condanna dell’ex presidente della commissione Antimafia, sia pure con lo “sconto».

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.