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La 'ndrangheta spaccia pure cioccolata

Il dolce ricettato da una ditta di Latina, accusata di smerciare fiori e droga. La rotta: Calabria-Lazio-Olanda-Canada. Sono 48 i fermi

Dalla Calabria all’Olanda e infine al Canada, passando per Latina, per una ditta gigante nell’export-import di fiori. È questo il percorso che faceva la droga, tonnellate di cocaina. Senza rinunciare alla ricettazione di cioccolata. Le rotte dello stupefacente sono state intercettate dalle Procure antimafia di Roma e Reggio Calabria, da Servizio centrale operativo, Squadra mobile del capoluogo calabrese, Reparto operativo speciale dell’Arma e Comando provinciale dei carabinieri di Latina. Un esercito di forze dell’ordine. Quarantotto le persone fermate. Altre due devono essere raggiunte dai provvedimenti giudiziari. L’operazione è stata presentata ieri alla Direzione nazionale antimafia dal procuratore Franco Roberti, alla presenza del capo della Procura reggina e dell’aggiunto, rispettivamente Federico Cafiero De Raho e Nicola Gratteri, dal comandante del Ros Giuseppe Governale e dal colonnello del capoluogo pontino Edoardo Calvi, del direttore dello Sco Renato Cortese con il responsabile della Divisione Criminalità organizzata Andrea Grassi, e dal dirigente della Squadra mobile di Reggio Francesco Rattà. L’inchiesta ha colpito le cosche Commisso-Macrì (radicate a Siderno) e Aquino-Coluccio (di Marina di Gioiosa Jonica), nell’entroterra, a poca distanza dalla prima, entrambi i centri sulla costa jonica della Calabria. Nel Basso Lazio il canale dello stupefacente si ritiene fosse gestito dalla Krupy srl, in mano ai fratelli Crupi, imparentati ai Commisso, ai Macrì e ai Figliomeni, gruppo di Locri considerato appartenente allo stesso cartello criminale. Da tempo gli specialisti dello polizia seguivano il versante canadese, il giro d’affari della ’ndrangheta, forza mafiosa che sembra abbia soppiantato il vecchio ruolo guida dei siciliani sul mercato della droga Oltreoceano. In pratica, la cocaina passerebbe dalle loro mani e poi a Cosa nostra. Non solo. Gli investigatori hanno tracciato anche carichi di marijuana destinati alla Sicilia, al quartiere palermitano di Brancaccio. E hanno messo nero su bianco i contatti che venivano presi: tra i Coluccio (calabresi) e il gruppo isolano Tagliavia-Lo Nigro. La scoperta dell’hub pontino, invece, è stata una intuizione dei carabinieri. Sono stati loro a mettere sotto osservazione la ditta di fiori. E hanno fatto la scoperta. Nei camion-frigo viaggiava la droga, e anche i soldi. Inoltre, i Crupi sono accusati anche di essere dietro una vasta ricettazione di cioccolata marca Lindt. Si tratta di 250 tonnellate (334 pedane), per un valore di circa 7 milioni e mezzo di euro. Merce che sarebbe stata rubata da dipendenti infedeli indiani, rivenduta ai calabresi e destinata ai mercati di Polonia, Austria e Svezia. Il procuratore De Raho ha definito questa indagine «la più importante degli ultimi 10 anni». Ha infiacchito cosche che hanno «500 killer a disposizione» (numero sottostimato). L’aggiunto Gratteri si è sperticato nel ricordare che la ’ndrangheta non è da sottovalutare: «In Europa gestisce l’80% della cocaina, e Milano è la piazza di smercio più importante del Continente». Il Canada si rivela una terra dove la criminalità calabrese ripete la sua geografia del terrore: 15 locali mafiosi tra Toronto e Montreal. In questa inchiesta, Latina viene fuori come il punto di raccordo insospettabile tra Sud Italia e resto del mondo. E Roma resta la città dei misteri. Due esempi riportati nelle carte. Il 31 maggio 2013, a Salerno, è stato arrestato Michele Mazza, in possesso di una pistola che ha sparato nell’agguato mortale a Vincenzo Femia, nel gennaio dello stesso anno nella Capitale. E il 27 novembre 2013, sempre a Roma, è stato sequestrato il figlio di Salvatore Coluccio, rilasciato qualche ora dopo. Un messaggio al padre per attriti con la cosca Marando, di Platì, in provincia di Reggio Calabria.

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