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Attualità

Yara, depone il comandante dei Ros: Bossetti tentò la fuga

Il furgone del muratore fu visto 6 volte intorno alla palestra frequentata dalla 13enne

Torna oggi in aula Massimo Bossetti per la quarta udienza del processo per l'omicidio di Yara Gambirasio. Dopo la ricostruzione delle ultime ore della ragazzina, dalle 9,30 di oggi la parola viene data agli investigatori: prima Gianpaolo Bonafini (Capo di Gabinetto della questura di Venezia, che all'epoca era capo della Squadra mobile di Bergamo e aveva iniziato le indagini al locale di Chignolo vicino al luogo del ritrovamento del corpo) e il colonnello Michele Lorusso dei Ros di Brescia (che ha seguito la pista del dna nel corso delle indagini).   Cellulare al setaccio I carabinieri del Ros analizzarono ''tutti i contatti'' telefonici di Yara Gambirasio relativi ai due anni precedenti alla tragedia. ''Alcuni anche con delle intercettazioni'' ha spiegato l'ex comandante del Ros di Brescia, Michele Lorusso, ora a Torino. L'ufficiale ha ricostruito in aula le fasi iniziali delle indagini nel processo a Massimo Bossetti, unico imputato per l'omicidio della tredicenne, scomparsa il 26 novembre del 2010 dal Brembate di Sotto in provincia di Bergamo.   Tentata fuga Massimo Bossetti cercò di scappare quando le forze dell'ordine, vestite in borghese, andarono ad arrestarlo. L'ex comandante del Ros di Brescia, Michele Lorusso, ha ricostruito così le fasi iniziali delle indagini. Lorusso ha rivelato che ci si era concentrati sull'ambiente della palestra, sull'istruttrice Silvia Brena e su altre persone ma senza trovare niente. L'istruttrice era stata al centro anche di intercettazioni quando, dopo il ritrovamento del corpo di Yara, Dna della donna era stato trovato sul giubbino della vittima. Ma gli accertamenti l'hanno scagionata. Lorusso ha poi parlato ancora di Bossetti. Ha spiegato che il muratore la sera del rapimento era nella zona della palestra di Brembate Sopra, e il suo cellulare aveva agganciato la cella del paese per molto tempo. Non era andato dal commercialista, come aveva detto, e non aveva risposto a ripetute chiamate del fratello. Dalle indagini è emerso anche che Bossetti si assentava spesso dal cantiere di Palazzago in cui lavorava con scuse legate alle sue condizioni di salute. Lorusso ha poi ricordato il giorno dell'arresto: "Il nostro personale in borghese ha finto di cercare un extracomunitario vestito di nero, ma l'imputato ha capito e ha cercato di fuggire". Nella successiva perquisizione a casa sua è stata trovata la documentazione legata alla contabilità nel sottotetto, ma due bolle di accompagnamento erano nel comodino della camera da letto: una del 26 novembre 2010 (giorno della scomparsa di Yara) e una del 9 dicembre per un metro cubo di sabbia in una ditta di Chignolo.

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