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Sanzioni a chi non ospita i profughi

Il presidente della Commissione europea Juncker annuncia il programma Se l’Italia «sgarra» pagherà 360 milioni. Boschi: valutiamo chiusura del Cara

Non è una cifra stratosferica per uno Stato. Solo lo 0,002 per cento del prodotto interno lordo. Ma, comunque, si tratta di qualche milione di euro. Una «multa» per quei Paesi che, per «motivi giustificati», non accoglieranno parte della marea di profughi che fugge da guerre e persecuzioni. Un esempio? L’Ungheria ha un Pil di 133,4 miliardi di dollari Usa (circa 120 miliardi di euro) e, quindi, dovrebbe pagare oltre due milioni e 600 mila dollari; l’Italia, invece, che ha un prodotto interno di quasi 2.000 miliardi di dollari (circa 1.800 miliardi di euro), dovrebbe sborsarne 400 milioni. È la proposta di sanzioni della Commissione europea per quelle nazioni che non potranno partecipare al meccanismo Ue di redistribuzione dei richiedenti asilo nell'ambito dell'aggiornamento del programma per la gestione dei flussi migratori. Dalla Commissione si spiega che «se, per motivi giustificati e obiettivi come, ad esempio, una calamità naturale, uno Stato membro non può temporaneamente partecipare in toto o in parte a una decisione di ricollocazione, sarà tenuto a versare un contributo finanziario al bilancio dell’Ue per un importo dello 0,002% del suo Pil». La Commissione analizzerà i motivi notificati dal Paese e deciderà se ne giustificano la mancata partecipazione al programma per un massimo di 12 mesi. In caso di partecipazione parziale alla ricollocazione, l'importo sarà ridotto in proporzione. Nel quadro di un tentativo di gestire questo fenomeno epocale e massiccio, che non riguarda soltanto il Vecchio Continente ma l’intero Pianeta, il presidente della Commissione Europea, Jean Claude Juncker, ha annunciato il piano Ue di accoglienza per ulteriori 120mila rifugiati in Europa (oltre ai 40mila già previsti), da ripartirsi in quote obbligatorie tra Stati, quote che non sono ancora state fissate. «Gli europei devono prendersi carico di queste persone, abbracciali e accoglierli. Mi auguro - ha continuato - che lunedì i ministri degli Interni dei paesi Ue decidano senza esitazioni la ripartizione di 160 mila persone, ognuno deve fare la sua parte. Non parliamo di numeri, ma di esseri umani che vengono da Siria e Libia e quello che stanno passando potrebbe accadere a chi oggi vive in Ucraina: non si può fare distinzione di credo, etnia o di altro tipo», ha aggiunto Juncker. Il presidente ha sottolineato che questo discorso è ancora più valido se alle spalle dei profughi c'è l'Isis e ha promesso anche di rivedere le politiche di asilo, rafforzando Frontex per il controllo delle frontiere e delle coste e rimandando indietro chi non ha i requisiti. Ricordando che gli europei sono stati essi stessi rifugiati, ha sottolineato che il numero dei migranti arrivati in Europa è importante ma comunque esiguo: al momento rappresentano lo 0,1% della popolazione». Quasi in contemporanea, a Berlino, Angela Merkel, ufficializzava dinanzi al Bundestag la disponibilità a rispondere con responsabilità alla «sfida umanitaria»: molti profugi - ha detto - diverranno cittadini tedeschi, i profughi dunque dovranno rispettare le regole, imparare il tedesco e trovare lavoro. In Italia intanto è bufera sul Cara di Mineo. Il ministro Boschi ha fatto sapere che il governo sta «valutando se procedere alla sua chiusura».

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