La procura di Caltanissetta ha messo sotto inchiesta, ordinandone la perquisizione, uno dei simboli antimafia della Sicilia, Silvana Saguto, presidente della Sezione prevenzione del Tribunale di Palermo, e con lei l’avvocato Gaetano Cappellano Seminara, amministratore giudiziario dei beni sequestrati alla mafia. I reati ipotizzati sono corruzione aggravata, induzione a dare o promettere utilità, abuso d’ufficio. Delitti che sarebbero stati compiuti nell’applicazione delle norme sulla gestione dei patrimoni sottoposti a sequestro, con il concorso, appunto, degli amministratori giudiziari e di propri familiari. Una notizia che se da un lato giunge come un fulmine a ciel sereno, per via del ruolo rivestito dalla Saguto, finita di recente, come segnalato dai Servizi segreti, nel mirino della mafia e a rischio attentati, dall’altra sorprende poco. Le polemiche intorno alla gestione dei beni sequestrati, i lauti compensi percepiti da chi li gestisce (anche per molti anni, finché non giunge la confisca), le ombre sugli affidamenti, potevano lasciar prevedere, un esito clamoroso. Poche settimane fa il presidente dell’Anticorruzione, Raffaele Cantone, ha inviato una missiva al premier Renzi per chiedere che il governo prenda qualche decisione in merito alle «paghe d’oro» dei manager che gestiscono questi beni e alle norme che regolano le nomine dei gestori. Parliamo di 8mila aziende che valgono 4 miliardi, a cui si aggiungono 11mila immobili che fanno lievitare il valore a 30 miliardi. Il prefetto Giuseppe Caruso, ex presidente dell’Agenzia per i beni confiscati, sentito in commissione Antimafia, ha citato proprio l’avvocato Seminara, spiegando, che con la sola gestione dell’Immobiliare Strasburgo «ha preso una tranche di 7 milioni di euro». Non è dunque un caso se appena due mesi fa Davide Mattiello, deputato del Pd e membro delle commissioni Giustizia e Antimafia, ha chiesto all’organo di palazzo San Macuto di acquisire gli atti di una denuncia che l’avvocato Seminara ha presentato nei confronti di Pino Maniaci, direttore di Telejato, tv con sede a Partinico (Palermo) che sta scavando nella gestione dei beni sequestrati e che alla procura di Caltanissetta ha presentato un dettagliato esposto. Maniaci ha puntato il dito contro la concentrazione di incarichi, la conseguente altissima remunerazione e la durata temporale, spesso pluriennale, delle stesse amministrazioni giudiziarie. Ma il giornalista, dopo aver seguito le udienze del processo che vede Seminara imputato per truffa aggravata in relazione alla gestione di una discarica in Romania, riconducibile al tesoro di Ciancimino, ne ha ricavato una denuncia per stalking da parte dello stesso Seminara. Anche il presidente della Sezione prevenzione del Tribunale di Palermo, Silvana Saguto, è stata sentita dalla commissione Antimafia, proprio come Seminara. In quell’occasione è stato lo stesso esponente del Pd, Mattiello, ad evidenziare «la questione della concentrazione degli incarichi» e ad auspicare «una censura sul piano della opportunità di simili comportamenti». Pino Maniaci lo ripete da tempo: «Occorre fermare il business di quegli amministratori giudiziari che con l’autorizzazione del Tribunale di Palermo riescono a svuotare patrimoni miliardari destinati a tornare alla collettività. Sono loro i veri intoccabili dell’antimafia». A far luce ci penserà l’inchiesta di Caltanissetta.
Case confiscate alla mafia, giudice nei guai
Perquisita la presidente della sezione prevenzione del tribunale di Palermo. Nell’indagine sui beni sequestrati ai criminali anche un custode giudiziario
