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Evade sempre dai domiciliari Il giudice si «stanca» e la libera

Vincenzo ImperituraAndrea Ossino Dalle caserme dei carabinieri alle aule del tribunale, fino ai domiciliari, senza mai passare per la galera, in un loop continuo dal sapore paradossale. È la...

Dalle caserme dei carabinieri alle aule del tribunale, fino ai domiciliari, senza mai passare per la galera, in un loop continuo dal sapore paradossale. È la strana storia di una donna emiliana, da anni trapiantata nella Capitale, che negli ultimi tempi è stata protagonista di una singolare vicenda giudiziaria fatta di arresti in flagranza, piccole evasioni e nuove condanne: grane grandi e piccole – e tutte racchiuse nelle ultime settimane – che hanno in comune il fatto che la protagonista di questa storia, nonostante tutto, in galera non ci è finita mai. Una storia da film quella della protagonista di questa vicenda: tornata in Italia dal Messico (dove una decina di anni fa era stata ospite delle locali galere, trovando il tempo di scrivere una toccante autobiografia in cui descriveva la sua infanzia vissuta da figlia di una coppia di eroinomani) la donna ricade presto negli errori di sempre e in poco tempo il suo curriculum si arricchisce: due condanne per spaccio e una per morte in conseguenza di un altro reato. Passato qualche anno, la quarantenne si trasferisce a Roma, ma le abitudini sono dure a morire e così finisce per essere nuovamente beccata a spacciare: è il 25 giugno e la donna sta litigando animosamente con il proprio compagno in una casa di Ostia. La lite provoca l’intervento dei carabinieri e la quarantenne racconta ai militari di essere stata aggredita con una pistola dal compagno. Cercando l’arma (che non c’è) però i carabinieri trovano in casa una serra di marijuana. La donna viene arrestata e, contro il parere del pm, viene mandata ai domiciliari con la possibilità di uscire un’ora al giorno. Passano poche ore e la nostra protagonista viene sorpresa dai carabinieri fuori dalla casa dove scontava la misura: nuovamente arrestata si giustifica dicendo di essere uscita dopo avere visto un mostro, e durante l’udienza di convalida, nuovamente contro il parere del pm, viene rispedita ai domiciliari con la solita finestra di un’ora di «libertà». Passano solo 5 giorni e durante un controllo, nella casa dove la nostra protagonista sconta i domiciliari, saltano fuori altri 150 grammi di marijuana ben nascosti. La donna non batte ciglio e si giustifica con i militari dicendo che quella trovata, era una parte dell’erba che non era stata rinvenuta nella precedente perquisizione e non le era sembrato il caso di autodenunciarsi prima. Anche in questa occasione la procura richiede la custodia in carcere ma il giudice dispone ancora i domiciliari. Passano ancora sei giorni e la donna viene ribloccata dai carabinieri fuori casa: questa volta – si giustifica con invidiabile fantasia – a causa del gran caldo era uscita di casa per prendere una fetta di cocomero. Sorpresa più volte in fallo, sulla donna pesa ancora la custodia ai domiciliari e così, in sede di convalida, il giudice non dispone nessuna nuova misura cautelare e anzi aumenta a due le ore di "libertà" per l’indagata; passa ancora una settimana (storia di una manciata di giorni fa) e la donna viene nuovamente sorpresa fuori casa dai carabinieri che, questa volta, neanche l’arrestano, limitandosi ad una denuncia a piede libero. «Il caso della mia assistita – ha dichiarato l’avvocato Dario Candeloro – risulta di certo molto delicato, poiché tratta in arresto in quattro occasioni nel giro di pochi giorni. Tuttavia sono emersi vari elementi di particolare importanza e la custodia cautelare in carcere va a costituire effettivamente un’ipotesi di extrema ratio. Ciò ci ha consentito di tenere lontana la mia assistita dal carcere nell’attesa della definizione dei tre gradi di giudizio dei diversi processi che la vedono imputata».

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