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E l’Antimafia vuole Sarro in cella

Richiesta d’arresto per il deputato di Forza Italia vicino a Verdini e Cosentino

Una «straordinaria penetrazione» del clan dei Casalesi, entrato in contatto con i «contesti più elevati della politica e delle istituzioni locali». E per la seconda volta in meno di un mese, dopo il caso dell’ex senatore Lorenzo Diana del Partito democratico, saltano fuori i presunti rapporti tra la camorra ed esponenti della Commissione Antimafia, il deputato di Forza Italia Carlo Sarro. Questo c’è nelle carte dell’indagine della Procura della Repubblica di Napoli, che ieri ha ottenuto l’arresto di 14 persone, tra le quali l’ex senatore Tommaso Barbato, Angelo Polverino, già consigliere della Regione Campania, e l’ex sindaco di Caserta, Pio Del Gaudio. Alla Giunta per le autorizzazioni a procedere è stata inoltrata la richiesta d’arresto per Carlo Sarro, deputato di Forza Italia, vice presidente della commissione Giustizia, relatore della riforma della custodia cautelare e componente della commissione Antimafia. Nei confronti di tutti sono ipotizzati, a vario titolo e secondo le singole posizioni, i reati di associazione mafiosa, concorso esterno in associazione mafiosa, corruzione, intestazione fittizia di beni, rivelazione e utilizzazione di segreti d’ufficio, turbata libertà degli incanti e finanziamento illecito ai partiti. L’APPALTO DA 32 MILIONI DI EURO Ma è proprio la posizione di Sarro ad attirare l’attenzione, per il suo presunto legame con il clan dei Casalesi. Nei capi d’imputazione, infatti, si legge che Sarro «turba il regolare svolgimento della gara d’appalto pubblicata dalla Gori spa e ricadente nel territorio dell’Ato3 Sarnese-Vesuviano relativa ai Lavori di manutenzione, pronto intervento, rifunzionalizzazione, ricostruzione e riabilitazione delle reti idriche e fognarie per un importo stimato, di 31 milioni 710mila euro». Un’operazione che per gli investigatori dei carabinieri del Ros (Raggruppamento operativo speciale), sarebbe stata compiuta per «garantire l’aggiudicazione dell’appalto (in complessivi tre lotti) a ditte riconducibili al clan di Michele Zagaria, ed in particolare all’impresa di Piccolo Lorenzo (Idroeco srl, per il 1° lotto ed al Consorzio stabile grandi opere scarl) riconducibile a Fontana Antonio (per il 3° lotto)». Immediata la replica di Sarro: «In ragione dell'incarico di Commissario liquidatore dell'Ente d'ambito sarnese vesuviano non mi sono mai occupato, né avrei potuto farlo, di gare, contratti, aggiudicazioni di lavori, concernenti il servizio idrico, la cui gestione operativa è demandata alla Gori spa». Aggiunge, inoltre, che «al fine di prevenire qualsiasi tipo di strumentalizzazione politica, ho rassegnato le dimissioni dalla carica di Commissario liquidatore ed ho rimesso al Partito gli incarichi politici da me rivestiti». «ZAGARIA SI FIDAVA DI SARRO » A chiarire il ruolo che avrebbe avuto Sarro all’interno dell’organizzazione è il collaboratore di giustizia Massimiliano Caterino. Afferma «che si tratta di un uomo politico di cui mi parlava bene Franco Zagaria e Renato Caterino detto “niputeme o ciuccio”, cugino di Antonio Iovine. Quando dico di una persona si parlava bene intendo dire che era una persona di cui il clan si poteva fidare». Aggiunge che «devo però aggiungere che i particolari relativi a questo rapporto di fiducia del Sarro con il clan non sono a me noti perché erano curati direttamente da Michele Zagaria e Franco Zagaria. Costoro infatti non mettevano a conoscenza noi di questi delicati dettagli in quanto preferivano occuparsene personalmente». Secondo la Procura, «le dichiarazioni riscontrano il rapporto solido di Francuccio e di Michele Zagaria con Carlo Sarro». E non solo, perché nasconderebbero anche la consapevolezza di Sarro che «gli imprenditori con cui viene a patti illeciti (Piccolo Lorenzo, Fontana Antonio, Fontana Giuseppe) sono la diretta espressione di Francuccio Zagaria: ciononostante egli ha pilotato delle gare di appalto nell’interesse di imprese riconducibili allo stesso cartello di Michele Zagaria, fra cui quella di Piccolo Lorenzo». L’IMPRENDITORE GIUSEPPE FONTANA Capitolo a parte merita l’imprenditore Giuseppe Fontana, destinatario di una interdittiva antimafia che cerca di aggirare attraverso false denunce di estorsioni. Stando agli investigatori, Fontana si spende in più occasioni in favore di Sarro, delfino di Nicola Cosentino. Questo per «ricordagli – è annotato negli atti dagli investigatori – l’impegno che l’esponente politico ha assunto con il Fontana stesso nella veicolazione in suo favore di appalti significativi. Ed ancora una volta emerge la centralità della figura di Fontana, centralità rispetto al complesso meccanismo politico-camorristico, dal momento che egli ha da diversi anni ha “investito” ingenti somme a titolo di corruttela elettorale ovvero istituzionale con personaggi del mondo politico, ricevendone in cambio dei favori in chiave imprenditoriale».

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