Da mesi le forze di sicurezza egiziane avevano allertato tutte le Ambasciate de Il Cairo sul rischio attentati. A seguito dell'avvertimento, alcune sedi diplomatiche hanno chiuso per settimane, mentre altre hanno addirittura trasferito gli uffici. Il livello di sicurezza nei distretti di Garden City e Zamalek, zone residenziali della città dove si trovano le Ambasciate occidentali, da tempo era stato innalzato ai massimi livelli. L'attentato al Consolato italiano, dunque, non ha sorpreso l'intelligence locale, che aveva già inserito le sedi diplomatiche europee e occidentali nel mirino di terroristi e avversari «politici» del governo di al Sisi e legati al fondamentalismo islamico. Nonostante l'ipotesi, circolata già il giorno dell'attentato, secondo la quale l'obiettivo dell'esplosione sarebbe stato un avvocato legato ad Al Sisi che avrebbe dovuto transitare accanto all'edifico nelle stesso orario dell'attentato, fonti locali de Il Tempo si mostrano scettiche. «L'edificio del Consolato italiano - spiegano - si trova in una zona centrale, tra la stazione ferroviaria di Ramses e piazza Tahir, uno dei punti più congestionati della città e anche più difficili da controllare. Alle spalle del palazzo c'è anche un grande parcheggio. Se proprio non si vuole credere alla versione che l'autobomba era diretta all'Italia, bisogna comunque considerare che quello era l'edificio diplomatico più esposto ad un possibile attacco. L'esplosione è un segnale per i governi europei che sostengono al Sisi». Sabato pomeriggio, a distanza di ore dall’accaduto, è arrivata la rivendicazione. Il messaggio, firmato Stato islamico, non ha convinto fino in fondo. Nel documento pubblicato in Rete non compare l'onnipresente bandiera nera dell'Isis, garanzia di originalità di tutti i comunicati prodotti dal Califfato. Il dubbio, però, è che la mente che ha ideato e organizzato l'attentato sia la stessa che ha poi diramato la rivendicazione. Al momento i principali indiziati sono i Fratelli musulmani che, così facendo, avrebbero manifestato il desiderio di unirsi ufficialmente allo Stato islamico. La frangia più estremista della Fratellanza, ostile ad Al Sisi, potrebbe aver infatti organizzato l'attacco per destabilizzare il governo e mostrarlo debole e incapace di garantire la sicurezza agli occhi dell'Occidente che lo appoggia. Nella rivendicazione infatti, si legge: «Grazie a Dio i soldati dello Stato Islamico sono riusciti a far esplodere un'autobomba parcheggiata che conteneva 450 kg di tritolo contro il Consolato italiano nel centro de Il Cairo. Chiediamo ai musulmani di allontanarsi da questi covi di sicurezza perché sono obiettivi legittimi per i colpi dei mujaheddin». Ieri, il giorno dopo l'attacco costato la vita ad un cittadino egiziano e il ferimento di altre 9 persone, l'Ambasciata italiana in Egitto ha annunciato la sospensione temporanea dei servizi consolari. L'ufficio visti, spiega una nota, che si occupa dell'emissione di circa 2.200 pratiche ogni anno, è tra quelli più danneggiati dall'esplosione dell'autobomba. L'ambasciata, si legge nel comunicato, sta lavorando per ripristinare alcune funzioni consolari il prima possibile. Il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, oggi sarà a Il Cairo per portare solidarietà al personale diplomatico dopo l'attentato. Il titolare della Farnesina avrà anche incontri con rappresentanti delle autorità. ll governo egiziano, inoltre, ha già fatto sapere di volersi occupare del costo della ristrutturazione e del rinnovamento della sede del consolato italiano. Una facciata dell'edificio, infatti, è stata completamente distrutta dall'autobomba. Il premier egiziano, Ibrahim Mahlab, ha già ordinato all'Autorità per l'edilizia e le costruzioni di effettuare un sopralluogo per verificare l'entità dei danni.
Il consolato da mesi nel mirino dell’Isis
Le forze di sicurezza avevano allertato tutte le sedi diplomatiche al Cairo Alcune avevano chiuso, altre trasferito gli uffici LA MINACCIA "Prenderemo Roma, Capitale dei crociati"
