Botte, insulti, sberleffi, persino furti. Nella casa di riposo di Narnali (codificata come rsa) in provincia di Prato pare che succedesse proprio di tutto. Un gioco pericoloso che ha finito con l’attirare l’attenzione da parte della squadra mobile che, dopo una serie di denunce anonime e una serie di dichiarazioni rilasciate da alcuni tirocinanti, ha scoperto un presunto giro di malaffare legato al mondo dell’accoglienza e dell’assistenza agli anziani. L’ennesimo episodio di presunte violenze su chi è, semplicemente, impossibilitato a difendersi. Secondo quanto riscontrato dagli inquirenti, gli indagati (diciassette in tutto, tra infermieri e operatori sanitari, nove dei quali sospesi in via precauzionale dal lavoro) si sarebbero resi protagonisti, a vario titolo, degli episodi di violenza registrati dagli inquirenti. Le indagini della squadra mobile di Prato erano iniziate nel novembre scorso a causa di una serie di segnalazioni anonime. Partendo da lì, quello che sembrava solo un brutto sogno, sembra essere diventato realtà, con i pazienti, una cinquantina in tutto tra lungodegenti e malati cronici costretti ad una serie di angherie da parte delle persone che erano pagate per accudirle. Secondo quanto accertato dalle forze dell’ordine «quotidiani erano i maltrattamenti fisici e morali nei confronti dei degenti - spiega una nota della Polizia – sottoposti, senza alcun motivo, a strattonamenti e a condotte lesive della loro integrità fisica. Altrettanto quotidiani erano le condotte di dileggio e ingiuria verso gli ospiti della residenza, che ne denotano una costante volontà vessatoria nei confronti dei malati». Non il frutto di una giornata storta quindi, ma un vero e proprio piano quello ipotizzato dagli inquirenti che, dopo le segnalazioni hanno installato una serie di telecamere, che, di nascosto, hanno ripreso i comportamenti scorretti del personale finito oggi sotto la lente d’ingrandimento della procura. Proprio in seguito alle riprese sui maltrattamenti la polizia ha deciso di intervenire nella struttura per accertamenti, senza peraltro svelare agli interessati il reale motivo dell’operazione e ottenendo così l'effetto di far cessare immediatamente gli abusi che erano andati avanti, sostengono gli inquirenti, fino a quel momento: dalle intercettazioni telefoniche si evince infatti che gli operatori legati alla casa di cura dell’Asl di Prato indagati, avevano diffuso un allarme tra di loro circa un possibile interessamento delle forze dell'ordine sulla vicenda. Secondo quanto spiegato dal vicecommissario dell'Asl, Simona Carli durante la conferenza stampa dell’operazione, la convenzione con la cooperativa per la quale lavoravano parte degli indagati odierni, sarà sospesa immediatamente, e in via cautelare. Anche tutto il personale della Asl, ha precisato ancora il responsabile della struttura pubblica, sarà sostituito. «Ancora una volta sono state le telecamere a portare alla luce una triste verità, fatta di abusi fisici e psichici ai danni di anziani ricoverati in case di riposo. Non è ammissibile che i più deboli, siano essi bambini o anziani, vengano abbandonati nelle mani di operatori, come quelli scoperti oggi a Prato, che compiono azioni abominevoli. Ed è proprio per questo che torno a ribadire che la sicurezza fisica e mentale di bambini e anziani vengono prima di tutto, anche della privacy» ha commentato Nunzia De Girolamo, deputata di Ncd
Botte e insulti agli anziani, 17 indagati
Una casa di riposo in provincia di Prato era diventata un autentico lager Maltrattamenti ripresi dalle telecamere. Nove operatori sospesi dal servizio
