Il Tribunale di Milano ha decretato definitivamente il blocco e l'inibizione del servizio Uber-Pop in Italia e ha deliberato di estendere l'ordine anche ai "driver" che egualmente concorrono slealmente nei confronti degli operatori taxi regolari. "Il Tribunale - spiega il delegato taxi dell'Unione Artigiani, Pietro Gagliardi - ha respinto il reclamo proposto dal gruppo Uber e ha nuovamente condiviso le difese dei nostri avvocati. Nonostante il silenzio e l'inoperatività delle Amministrazioni, del Governo e del Parlamento, almeno abbiamo toccato con mano che la giustizia funziona e che almeno uno dei poteri dello Stato applica correttamente le leggi in vigore". Parola ai giudici. Lo scorso 26 maggio il giudice monocratico della Sezione specializzata imprese Claudio Marangoni aveva accolto il ricorso in via cautelare e urgente presentato dalle organizzazioni sindacali e di categoria dei tassisti e dei radiotaxi, che avevano chiesto l’oscuramento di UberPop e l’inibitoria del servizio, in quanto la multinazionale avrebbe fatto "concorrenza sleale" riuscendo a praticare tariffe più basse con autisti senza licenza. Il 10 giugno, poi, il presidente della sezione Marina Tavassi aveva respinto la richiesta di Uber di sospendere il blocco della app in attesa della decisione nel merito sul reclamo. Decisione che è arrivata oggi. Un servizio rischioso per i giovani. UberPop può essere "rischioso" soprattutto per i giovani, che costituiscono una buona fetta del suo pubblico. Lo sostiene il Tribunale di Milano. Nel verdetto, si legge che "né al potenziale cliente vengono fornite notizie circa lo stato dell'auto che passerà a prenderlo e neppure circa la persona che sarà alla guida, con particolare riferimento alla sua età, anzianità e status della sua licenza di guida, dell'integrità psico-fisica". Uber - osserva il Tribunale - non si preoccupa di eseguire verifiche iniziali e ripetute periodicamente nel tempo, neppure a campione: tutto è affidato alla volontarietà di colui che si offre come autista e alle dichiarazioni e assunzioni di responsabilità autonomamente rese dallo stesso all'inizio del suo rapporto col gruppo Uber". Queste considerazioni, argomentano i giudici, "assumono un peso ancora maggiore ove si consideri che il pubblico di Uber è un pubblico notoriamente giovane, ai cui occhi queste preoccupazioni possono apparire esageratamente pessimistiche, rendendo quindi l'uso di tale sistema ancora più rischioso e rendendo ancora più facile per alcuni approfittare della fiducia ingenuamente riposta nella sicurezza del sistema stesso e nell'affidabilità del conducente". E se anche poi Internet dovesse smascherare "chi non si comporta correttamente, chi non sa guidare o peggio guida in stato di ebbrezza o confusionale, "una simile evidenza sarà trasmessa alla rete solo dopo che qualcuno sia incorso in una situazione pericolosa o quantomeno incresciosa e magari abbia messo a repentaglio la propria vita". "No alla concorrenza sleale". Nel motivare la sentenza con cui ha respinto il reclamo di Uber, il Tribunale di Milano sottolinea di prendere atto "degli sviluppi delle nuove tecnologie e delle rinnovate esigenze del mercato", oltre che "dell'esigenza della libera concorrenza europea", tuttavia, con riferimento ai tassisti, "ritiene che la libera concorrenza debba esplicarsi a parità di armi, senza che possano esservi indebiti vantaggi a carico di alcuni, derivanti dal mancato rispetto di regole imposte al settore". Inoltre, in un altro passaggio della sentenza, i giudici sottolineano che la app UberPop "non vale a limitare in alcun modo l'inquinamento o la concentrazione del traffico", anche perché "la clientela" del servizio probabilmente in "mancanza di Uber si rivolgerebbe" non ai tassisti ma "ai mezzi di trasporto pubblico di linea ovvero all'uso di biciclette o city cars". Nel provvedimento, il collegio, presieduto da Marina Tavassi, parla di "ragioni di sicurezza del consumatore" che il servizio, che permette a chiunque di fare il driver anche senza licenza, non garantirebbe. In più, secondo i giudici, "il sistema dei prezzi di Uber " non ha "regole predeterminate e trasparenti e anche questo elemento non va certo a vantaggio dei consumatori". Per il Tribunale, poi, "sorprende che alcune Associazioni di consumatori siano intervenute a sostegno del reclamo proposto da Uber ipotizzando che tale servizio possa valere a ridurre l'inquinamento della città o il livello del traffico". "L'apertura del mercato gioverebbe a tutti". Benedetta Arese Lucini, general manager di Uber Italia, commenta la decisione del tribunale: "In tutte le sedi abbiamo cercato di dimostrare che un'apertura del mercato gioverebbe a tutti, operatori e consumatori. Oggi abbiamo visto l'ennesima interpretazione delle norme di una legge del 1992 che governa ancora il sistema della mobilità italiana". "Quelle stesse norme - spiega Lucini - che sia per l'Authority dei trasporti che per quella per il Mercato e la Concorrenza andrebbero aggiornate anche rispetto alle innovazioni tecnologiche introdotte da applicazioni come la nostra". Uber "non smetterà di lavorare per trovare nuove soluzioni in linea con i suggerimenti delle autorità e per continuare a offrire alle persone e alle città un'alternativa economica, affidabile e sicura per muoversi e un'opportunità concreta ai centinaia di driver che hanno sino ad oggi percorso questa strada insieme a noi". Bocciato anche UberBlack. Il tribunale di Milano ha bocciato anche il servizio UberBlack, sottolineando che "lo smartphone non è una rimessa e Uber non è la segretaria che passa le chiamate". Il giudice del tribunale civile Anna Cattaneo, ha accolto nei giorni scorsi il ricorso del Comune contro una sentenza del giudice di pace, che aveva annullato una multa a un autista del servizio UberBlack per aver "effettuato un servizio di noleggio con conducente senza attenersi alle disposizioni della licenza" in quanto "acquisiva un servizio al di fuori della rimessa". "Il sistema di noleggio con conducente nelle città in cui è operativo il servizio di taxi - ha spiegato il giudice - non può effettuarsi con le modalità della applicazione introdotta da Uber, che lo assimila al servizio di radio-taxi".
UberPop, il Tribunale di Milano conferma il blocco
Secondo i giudici si tratterebbe di un servizio sleale e pericoloso. Benedetta Arese Lucini, general manager di Uber Italia: "L'apertura del mercato gioverebbe a tutti"
