Per salvare il Pianeta calcio, o almeno la galassia italiana, non resta che affidarsi ai miracoli. Quelli che il taumaturgo Tavecchio improvvisa, tentando di curare la cancrena con l’aspirina. A parole, una furia devastatrice, quella del presidente federale. Che del resto è nato dilettante e questa sua condizione non ha mai rinnegato, neanche per muovere qualche passo nel mondo reale del calcio, quello del professionismo e dei grandi club, neanche con il supporto di un girello. Tanti proclami, tanti propositi di tabula rasa di fronte agli scandali che ci sommergono. Ma alle buone intenzioni non sempre, anzi quasi mai, corrispondono i fatti. La vicenda della guida della Nazionale maggiore è stata gestita, nella migliore delle ipotesi, con allarmante superficialità, a partire da quel contratto che, forse accettabile economicamente, in realtà garantiva al tecnico carta bianca sulla gestione, con pretese di ridicoli stage per le qualificazioni al Campionato d’Europa e non trovando una sola società di alto livello disposta a dividerne gli intenti. Certo, era favorevole la Lega, l’imbelle Beretta e altri quattro gatti con la pappa assicurata, dura opposizione da parte di Juventus e Roma, protagoniste della scena nelle ultime stagioni. Vedremo dunque come si muoverà il grande moralizzatore di fonte all’ufficialità del processo a carico di Antonio Conte per frode sportiva. L’incondizionato appoggio garantito al cittì dalla Federcalcio potrebbe rivelare qualche crepa, sembra che adesso la preoccupaazione sia quella di cercare intrecci giuridici, tali da allontanare i tempi di giudizio, consentendo dunque al titolare della Nazionale maggiore di arrivare alla fase finale dell’Europeo ancora saldo in sella. Esclusa l’imputazione di associazione per delinquere, la più grave, in pratica Conte finisce sotto processo per qualcosa di simile all’omessa denuncia. Ma in realtà la posizione è più delicata, una volta che al tecnico azzurro è stata addebitata la mancata vigilanza sui suoi gocatori, quella vigilanza che secondo le regole dell’Associazione Allenatori rappresenta un obbligo ineludibile. E dunque la Nazionale avrebbe, in parole povere, una guida inaffidabile, il tempo passato non può cancellare le reponsabilità. Accertato che Antonio Conte non ha la minima intenzione di rinunciare volontariamente alla sua preziosa poltrona, è da verificare quale sarà la strategia di Tavecchio. Che ha tuonato contro i mali del nostro calcio, che ha invocato una severa moralizzazione. Con l’obiettivo di restituire al calcio italiano un’immagine pulita da presentare al resto del mondo. Una sorta di insabbiamento per una vicenda che investe da vicino i vertici della politica federale, otterrebbe un effetto contrario. Quale credibilità potrebe vantare un governo che anziché mettere in azioni i lavaggi elettrici ramazza la polvere sotto i tappeti del salotto? Conte potrebbe dare un buon esempio, in fondo i soldi non sono tutto, invece è soltanto amareggiato, come sempre. E il povero Tavecchio? Lui l’amaro lo predilige come digestivo, in fondo ha molti bocconi pesanti da mandare giù.
Il moralizzatore Tavecchio continua a far finta di nulla
di Gianfranco Giubilo
