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L’Eipli sopravvissuto a 31 leggi

Si occupa dello sviluppo dell’irrigazione nel Meridione. Ma per la Corte dei Conti è una struttura mangiasoldi

È commissariato dal 1979, ben 31 decreti ne hanno evitato la soppressione sempre annunciata, negli anni la gestione ha fatto acqua da tutte le parti, mentre le spese per dirigenti e consulenze hanno fatto registrare, in passato, cifre da capogiro. L’Eipli è l’Ente per lo sviluppo dell’irrigazione e la trasformazione fondiaria in Puglia, Lucania e Irpinia. Il suo obiettivo è l’approvvigionamento idrico nei territori di competenza. La Corte dei Conti, spulciando gli esercizi finanziari dal 2007 al 2011, è giunta a conclusioni tranchant. Secondo i giudici contabili, «la spesa per gli organi, quella per le consulenze e quella per il personale - quest’ultima nel 2010 e nel 2011 ha superato l’80 per cento del totale delle uscite correnti - non hanno subito riduzioni corrispondenti alle disposizioni normative sul loro contenimento». Le spese per gli organi dal 2006 al 2011 «hanno mostrato un andamento altalenante, alternando lievi diminuzioni a consistenti aumenti mai spiegati nelle relazioni ai bilanci». Per capirci: in quei sei anni la spesa complessiva solo per gli organi è stata di circa 570mila euro. Già nel 2013 la Corte dei Conti aveva sottolineato che nel 2010 e 2011 «il compenso riconosciuto all’organo di vertice è aumentato fino a 100mila euro, con una quota “rimborsi” calcolabile in 25mila euro per il 2010» e ancora di più l’anno successivo. Quanto al compenso per il Collegio dei revisori e per il Delegato al controllo, «si osserva che esso è quasi triplicato nel 2008 e più che raddoppiato nel 2010 e 2011». Nell’arco di tempo che va dal 2006 al 2011, inoltre, la spesa per le consulenze ha superato il milione e mezzo. Quanto, infine, ai «costi di produzione» (materie prime, servizi, godimento beni di terzi, spese per il personale, ecc), nel 2006 sono stati di 16 milioni, l’anno dopo 10, nel 2008 ben 14 milioni, nove milioni nel 2009, dodici nel 2010 e 15 nel 2011. Quasi 80 milioni di euro in sei anni. Il compenso del commissario straordinario, Saverio Riccardi, è di 30mila euro all’anno, quello del responsabile ufficio Gabinetto, Gaetano Di Noia, di 75mila euro lordi. Raggiunto al telefono da Il Tempo, Di Noia spiega che questa situazione è totalmente cambiata negli ultimi anni, in meglio, grazie alla nuova gestione commissariale: «Oggi il nostro ente è quello più risanato d’Italia – sottolinea - e in questo momento abbiamo più crediti che debiti. È vero che fino al 2011 la situazione era quella fotografata dalla Corte dei Conti, ma da allora abbiamo cambiato tutto pur avendo ereditato debiti per 240 milioni di euro. Ne abbiamo ripagati 55 mentre abbiamo, con Enel e altri enti, crediti per 75 milioni di euro. Aggiungo che i tre consorzi di bonifica della Basilicata ci devono 15 milioni di euro. In totale abbiamo 110 milioni di euro di crediti e possiamo anche vantarci di pagare i nostri otto dipendenti regolarmente e non su spinta di decreti ingiuntivi, come avveniva in passato».

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