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Subito dopo la Tunisia Roma nel mirino dell’Isis

Allarme del Dipartimento di Stato Usa: "Possibili attacchi di jihadisti in Italia"

Subito dopo la Tunisia Roma nel mirino dell’Isis

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Dopo il secondo attacco in Tunisia l'Italia è a rischio. Intelligence di mezzo mondo, capi di Stato, analisti e osservatori lanciano l’allarme ormai da mesi. Adesso, però, il fronte di chi teme un attacco dell'Isis in l'Italia, si allarga. John Sutherland, analista per il Dipartimento della Difesa statunitense, e ufficiale di fanteria dell'esercito americano in pensione, ha combattuto a lungo contro i terroristi in Iraq. Dopo l'attentato a Sousse, in Tunisia, in un'intervista ha spiegato: «È stata una mossa logica e necessaria per lanciare un attacco al meridione d'Italia perchè l'Isis ha Roma nel mirino».

Oltre a Cina e India, due dei paesi più popolosi del mondo, il Califfo ha promesso di conquistare Roma e per farlo ha invitato i musulmani ad emigrare verso la nuova terra, per combattere sotto la bandiera dell'Isis in tutto il mondo. Ne sono convinti gli analisti che lavorano per le agenzie di intelligence europee nei paesi nordafricani che sostengono come il flusso migratorio, che arriva incessante sulle nostre coste, è ormai considerato quasi all'unanimità come «l'invasione africana dell'Italia», attraverso cui l'Isis proverà a mettere le mani su Roma. Un pericolo per la stabilità del nostro Paese e dell'intera Europa che, però, non è avvertito da chi governa. «Gli unici a non essersi accorti di quando accade quotidianamente sotto i vostri occhi - spiegano fonti de Il Tempo - sembrano essere solo le istituzioni italiane». Proprio ieri, infatti, il viceministro dell'Interno Filippo Bubbico, parlando a Sky TG24, ha detto di essere «convinto che non ci sia nessuna relazione tra il fenomeno dei migranti e il problema del terrorismo. Sono due questioni che possono incrociarsi - ha detto - dipende da noi, dipende dalla nostra capacità di analizzare le questioni, di comprendere le complessità delle situazioni e agire conseguentemente. Noi dobbiamo costruire una politica nei confronti dell'Africa, l'Europa deve farlo. L'approvazione dell'Agenda rappresenta la prima risposta, voluta fortemente dal Governo italiano. È una misura necessaria ma non ancora sufficiente che, tuttavia, annuncia l'assunzione di un problema: ormai questa questione è entrata nell'agenda europea», ha concluso il sottosegretario.

La politica nei confronti dell'Africa, però, che sia europea o solo dell'Italia necessita di una comprensione del problema che ancora sembra non esserci da parte di tutti gli attori istituzionali. Dal «Continente nero», infatti, secondo le ultime stime un miliardo di persone sono intenzionate a muoversi verso l'Europa, mentre 200 milioni sarebbero già arrivate anche attraverso le rotte dei Balcani. Tra questi gli jihadisti hanno i loro seguaci pronti ad immolarsi per Allah. Non serve, quindi, un ordine dall'alto, ma chi abbraccia la causa dell'Isis sa che può colpire in autonomia e quando lo ritiene opportuno.

Attraverso il portale «Africa metro», inoltre, il pool di analisti internazionali che segue da vicino lo Stato islamico, ha fatto sapere che Abu Bakr al-Baghdadi, come in una specie di Risiko, ha stilato un elenco di Paesi che vorrebbe conquistare per garantire il dominio islamico. Questi paesi sono India, Cina, Palestina ( e quindi anche Israele), la Somalia, la Penisola arabica, il Caucaso, le Filippine, Iran, Pakistan, Egitto, Iraq, Indonesia, Afghanistan, Tunisia, Libia, Algeria e Marocco. Tutte nazioni in cui, secondo l'Isis, sono stati violati i diritti dei musulmani. E poi c'è Roma, dove si trova il Vaticano, «il centro della cristianità e la sede del Papa».

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