Attualità

I veri problemi dei cittadini romani

di Angelo Mellone

La grandissima maggioranza dei romani non usa la bicicletta e non abita in centro, tenuto più o meno a salotto per turisti e abbienti. Ha dunque problemi diversi rispetto al primo cittadino della Capitale. Magari il tema centrale della discussione pubblica fosse la scarsità di piste ciclabili, abiteremmo in una città dalla qualità della vita come si deve. E invece no. La grandissima maggioranza dei romani abita in una città sporca all’inverosimile. E se la sporcizia degli spazi pubblici dovesse riflettersi sulla morale di una comunità, il cortocircuito con alcune inchieste sarebbe facile da comprendere e spiegare. Roma è lurida, sempre meno vivibile, e la storia che questo degrado diffuso non è arginabile, è una presa per i fondelli che non può tollerare nessuno, meno che mai la gente onesta che paga le tasse e smadonna perché ha pestato la cacca di un cane o resta imbottigliata in file chilometriche. La faccia di Roma si riflette sulle acque plumbee del Tevere e si fa ancora più scura. I nostri occhi si ammalano, assuefatti a una bellezza straordinaria che quotidianamente si riempie di rughe. Non è una faccenda politica, chi se ne frega in questo caso di destra o sinistra, i romani – fatta tara di un carattere cinico che sta producendo un sentimento di disillusione collettiva – andrebbero appresso a chiunque si presentasse con un progetto che non parta da olimpiadi o luci della ribalta ma da una manutenzione decente dei beni pubblici. Tutti i forestieri che mettono piede nella Capitale dicono sempre la stessa cosa: mamma mia che sporcizia, che incuria, che disordine, che caos, la trovo peggiorata dall’ultima volta. E scatta la domanda: ma come fate a viverci? E i vostri figli? Come se stessimo parlando di una città del terzo Mondo. E quanti ne senti che progettano, o vorrebbero farlo, di fare armi e bagagli e trasferirsi altrove. È possibile, è umano, è tollerabile, convivere con una situazione del genere? Non facciamo nemmeno più caso all’epifania di cartacce, segnali divelti, triple file, giardini non curati, processioni di mendicanti, strade rattoppate, incuria, cassonetti che paiono fortini di rifiuti, la Cloaca Massima con cui dobbiamo convivere e in cui dobbiamo vivere. Questo stato di cose rende i romani magari più rassegnati ma anche incattivi. Oltre a guardare per terra quando si cammina per le strade di Roma, bisognerebbe guardare le facce di quelli che incrociamo. Sulla tangenziale alla mattina, ad esempio, come sulla Cristoforo Colombo o l’Aurelia. Osservate i volti lividi di coloro che condividono con noi la fila a un ufficio postale o un aperitivo anche nei bar più rinomati. Vedete felicità in questi volti? Vedete soddisfazione? Vedete gioia di vivere? No, nove su dieci solo tanta rabbia, per quanto repressa la maggior parte delle volte.Roma, ferita, ammaccata, urla di dolore. E i romani, che ne sono cuore e arterie, soffrono in silenzio. Per quanto ancora, non è dato saperlo.

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