Detenuto in attesa di scarcerazione. A distanza di 44 anni dal film di denuncia di Nanni Loy, da quel «Detenuto in attesa di giudizio» in cui Alberto Sordi viaggiava attraverso i soprusi e i meccanismi infernali della giustizia e del sistema penitenziario italiani sviscerandoli impietosamente con una delle sue massime prove d'attore, dall'arcipelago carcerario italiano spuntano nuovi e aggiornati capolavori di kafkiana assurdità. Sarebbe dovuto uscire di prigione subito, dopo che il gip di Roma lo scorso 21 aprile gli aveva concesso i domiciliari a una condizione: data la sua potenziale pericolosità, gli doveva essere applicato il braccialetto elettronico. Invece un uomo detenuto a Roma, condannato in primo grado per rapina e sottoposto a custodia cautelare, prima di poter lasciare il penitenziario come deciso dallo Stato è stato costretto (sempre dallo Stato) a rimanere un altro buon mesetto dietro le sbarre a causa della penuria di braccialetti elettronici che sta mettendo a dura prova l'applicazione concreta delle già contestate misure «svuota-carceri» varate dagli ultimi due governi. La vicenda viene denunciata in una lettera spedita al ministero dell'Interno proprio dal gip che aveva concesso i domiciliari vincolati all'impiego del braccialetto. «Ritengo doveroso rappresentare la grave situazione che si verifica a seguito della indisponibilità dei dispositivi in oggetto», esordiva il giudice il 30 aprile scorso nella missiva spedita al Dipartimento di Pubblica Sicurezza del Viminale. «A distanza di alcuni giorni dall'ordinanza», denuncia il magistrato, «senza avere avuto alcun riscontro in merito all'esecuzione dell'ordinanza, con nota 27 aprile 2015 si sono richieste informazioni alla casa circondariale». È così che il gip ha scoperto che il suo provvedimento non aveva avuto applicazione. Infatti il commissariato di Spinaceto informava che il sopralluogo nel domicilio del detenuto per l'installazione dell'apparecchiatura si era concluso positivamente. Il problema, però, è che si era in attesa della «conferma di disponibilità dell'apparato». Tenendo conto delle rassicurazioni fornite «anche in sede parlamentare», chiosava il gip, «si sollecita l'adozione di opportune iniziative atte ad evitare che il perdurare della condizione di detenzione del sopra citato imputato dipenda dalla occasionale inadeguatezza di strumenti tecnici». Parole rimbalzate nel vuoto. Prima di lasciare il carcere, l'uomo ha dovuto attendere altri 20 giorni prima che venisse il suo turno di indossare uno dei preziosi e contesi braccialetti disponibili nella seleziona «parure» del Viminale.
Il gip lo manda ai domiciliari. In cella un altro mese
Detenuto in attesa di scarcerazione. A distanza di 44 anni dal film di denuncia di Nanni Loy, da quel «Detenuto in attesa di giudizio» in cui Alberto Sordi viaggiava attraverso i soprusi e i...
