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Studente morto a Milano, i pm: "Quando è caduto era da solo"

Gli investigatori ritengono che il ragazzo non è stato spinto. Ma smentiscono la possibilità che si sia gettato volontariamente

Nessun testimone ha dichiarato di aver sentito delle grida. Domenico Maurantonio era da solo quando è precipitato dalla finestra. Sarebbe caduto in silenzio. Un fatto ritenuto compatibile con una situazione alterazione psicofisica dovuta allo stato di ebbrezza, accertata con il tasso alcolemico riscontrato nel sangue, un grammo per litro, e nello stomaco, 3 grammi per litro. Le indagini sullo studente padovano morto a Milano lo scorso 10 maggio dopo essere caduto dal quinto piano dell’hotel dove era in gita con la classe portano a escludere la presenza di una seconda persona con lui. Le cause della morte non avranno mai una risposta certa e definitiva, comunque l’esito delle consulenze farmacologiche, medico legali e genetiche disposte dal pubblico ministero Claudio Gittardi potrà almeno chiarire la posizione iniziale di Maurantonio al momento della caduta e dunque stabilire se poco prima di precipitare fosse seduto o in piedi sul davanzale della finestra e se sia scivolato. Gli investigatori ritengono che il ragazzo non è stato spinto e neppure si sia gettato volontariamente. L’ipotesi più probabile sarebbe dunque quella di un tragico incidente dovuto all’eccesso di alcol. Le audizioni e gli accertamenti sulla vita personale del ragazzo portano a escludere una volontà suicida, anche se nessuno potrà mai sapere con certezza se Maurantonio quella notte si sia sentito umiliato per le conseguenze della dissenteria di cui ha sofferto, che ha causato l’imbrattamento del corridoio, al punto da decidere di gettarsi dalla finestra. Un’ipotesi in merito sarà eventualmente avanzata, quando le consulenze stabiliranno con un certo grado probabilistico la posizione di partenza prima della precipitazione. La caduta a piombo accertata dalle prove cinematiche conferma l’ipotesi, perché è ritenuta incompatibile con il gesto di una persona che si lancia volontariamente dall’alto, perché in questi casi la traiettoria di un corpo è parabolica.

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