Attualità

Bellezza senza tempo affacciata sul Tirreno

Musa ispiratrice di poeti, scrittori e cantanti

«Se pò avé nu poco ’e cafè?» è la battuta di Amedeo che apre il primo atto dell'opera teatrale «Napoli milionaria!» dell’immenso Eduardo De Filippo. Ed è proprio in un caffè che si può racchiudere la filosofica sinossi di quella che è la città più discussa, discutibile, e tanto amata, nel mondo. Un antico detto recita «Vedi Napoli e poi muori», ma chissà per quale strano mistero a regnare a Napoli è la vita, su questo non c’è alcun dubbio, e i turisti che giungono ogni anno da tutto il mondo lo sanno bene. Una vita nervosa e rilassata, antica e futuribile, santa e un po’ meretrice. E a Napoli si sa che la vera arte è senza tempo, senza spazio, e che accomuna tutte le universali sensazioni, dalla cultura alle emozioni, per chilometri e secoli di sincerità sfacciata ma sempre «spassiunata». Nella terra della Campania la vita si soffre e si gode, in qualunque caso, si canta. Cantavano ieri Libero Bovio, Vincenzo Russo, Salvatore Di Giacomo, Enrico Caruso. Cantarono negli anni successivi alla seconda guerra mondiale Roberto Murolo e Aurelio Fierro seguendo il solco della tradizione classica. Nuove le contaminazioni proposte poi da Peppino di Capri e Massimo Ranieri. E lo «strummolo» che gira all’impazzata tocca oltre alla musica, la pittura, la scultura, la letteratura, l’anima di chi l’anima ha bisogno di nutrirla di bellezza. Ad esempio anche nella pizza. Nel giugno 1889, per onorare la Regina d’Italia Margherita di Savoia, il cuoco Raffalele Esposito creò la Pizza Margherita, una pizza condita con pomodori, mozzarella e basilico, per rappresentare i colori della bandiera italiana. Chissà se Esposito poteva mai immaginare che con quell’intuizione, aveva omaggiato sì la regina, ma aveva anche creato una gustosa icona italiana. A Napoli sono presenti un numero elevatissimo di siti archeologici, per lo più risalenti all’epoca greca. C’è la Napoli sotterranea, il complesso di cunicoli e cavità di origine greca scavate nel tufo e poste nel sottosuolo della città, riutilizzati poi dai romani come acquedotto e durante la seconda guerra mondiale come rifugio. Gli scavi di San Lorenzo, il Cimitero delle Fontanelle, le catacombe di San Gaudioso, le Catacombe di San Gennaro. Insomma, citando ancora il grande Eduardo «Napule è ’nu paese curioso: è ’nu teatro antico, sempre apierto. Ce nasce gente ca senza cuncierto scenne p’ ’e strate e sape recità». Nell’area flegrea poi si registrano importanti resti come l’acquedotto romano del Serino, l’anfiteatro Flavio di Pozzuoli, gli scavi archeologici di Cuma e l’importantissima Piscina Mirabilis di Bacoli. Ci sono poi il parco archeologico di Baia, il parco sommerso di Baia ed il museo dei Campi Flegrei, all’interno del castello Aragonese. Nell’area vesuviana, grazie alle storiche eruzioni del vulcano che caratterizza quella zona, sono presenti siti di inestimabile valore ed importanza, che costituiscono oggi il traino di tutta l’attività turistica regionale e nazionale. Su tutti, Pompei. E ancora Ercolano, Castellammare di Stabia, Boscoreale, Monte Faito. La bellezza nella Campania si trova nella cultura. C’è poesia nei panni stesi alle finestre di fatiscenti palazzi, poesia nelle bagnarole azzurre reinventate per i bagni estivi dei bambini, poesia nelle preghiere gridate dalle tante madri coraggio, poesia nel genio che si esprime ovunque, perché c’è.

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