«Ho segnato tutto... la prova del nove ce l'ho quando viene a porta' i soldi». Così Eugenio Borriello, carabiniere in servizio presso la V sezione del Consiglio di Stato, rassicurava Stefania Balocchi, dipendente della III sezione «sulle aspettative di ricevere una somma di denaro da parte dell'avvocato Nardone». Entrambi sono finiti ieri agli arresti domciliari per aver acquisito dal sistema informatico di Palazzo Spada informazioni riservate che poi giravano, dietro compenso, a diversi studi legali sparsi per l'Italia. Ci sono una ventina di principi del foro tra gli indagati dalla procura di Roma per corruzione, rivelazione del segreto d'ufficio e falso. Tra questi spicca il professore Aldo Loiodice, ordinario di diritto costituzionale all'Università di Bari. Per lui e per gli avvocati Giuseppe Ceceri, Antonio Nardone, Giacomo Donnarumma, Alessio Raiola e Luigi Cesaro, il gip ha disposto la misura dell'obbligo di firma. Il primo dicembre 2014, mentre si recano in auto presso lo studio romano dell'avvocato Cesaro, Borriello dice alla Balocchi: «Se me fa' anna' fino là e mi dice grazie je sputo in bocca». Al ritorno dall'incontro il carabinieri chiede alla donna: «Vedi quanto c'è dentro» e la Balocchi risponde: «Cinquanta». Gli uomini del Nucleo investigativo del Comando provinciale dei carabinieri di Roma fotografano una busta: «risulta chiaro – spiega il gip - il riferimento all'ammontare della somma di denaro inserita dall'avvocato Cesaro nel plico, a titolo di compenso per i servizi ricevuti». L'attività dei militari ha portato alla luce un «malcostume radicato e diffuso» all'interno di Palazzo Spada. Vi sono infatti altri filoni investigativiinnescati da vicende alquanto opache – si legge nell'ordinanza – che coinvolgono, a vario titolo, magistrati e dipendenti del Consiglio di Stato».
Così spiavano Palazzo Spada
«Ho segnato tutto... la prova del nove ce l'ho quando viene a porta' i soldi». Così Eugenio Borriello, carabiniere in servizio presso la V sezione del Consiglio di Stato, rassicurava Stefania...