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Femminicidio, Tagliente: "Le vittime vanno protette con interventi sugli stalker"

L'intervista al prefetto che a Firenze è stato il primo ad applicare la nuova normativa sugli atti persecutori

Torniamo a parlare di femminicidio dopo il recente omicidio di Loredana Colucci, la 41enne di Castellana Grotte uccisa a coltellate ad Albenga dall'ex marito, il marocchino Mohamed El Mountassir e dopo la pubblicazione del rapporto dell’Istat “La violenza contro le donne dentro e fuori la famiglia”, commissionata dal Dipartimento delle Pari Opportunità, dal quale emerge che in Italia circa 7 milioni di donne sono vittime di violenza fisica o sessuale. La tragedia di Albenga potrebbe far emergere criticità gestionali della vicenda. Per Mohamed El Mountassir, dopo le numerose minacce contro l'ex moglie, sarebbe stato chiesto l'arresto per tre volte e per tre volte lo stesso giudice lo avrebbe rifiutato. Per accertare cosa è realmente accaduto è stata disposta un' ispezione ministeriale. Sull’argomento abbiamo intervistato il prefetto Francesco Tagliente, da sempre attento alla tutela delle categorie piu vulnerabili, convinto sostenitore dell'esigenza di intervenire su maltrattanti e stalker. Il Prefetto Tagliente in tema di femminicidio ha manifestato da sempre una particolare attenzione. A Firenze, fu tempestivo nell’applicare la nuova normativa del 2009 in materia di atti persecutori: il primo provvedimento di ammonimento fu firmato da lui, allora Questore del capoluogo toscano. A Pisa, per consentire un' immediata esecuzione alle disposizioni contenute nella nuova legge del 2013 per il contrasto della violenza di genere, da Prefetto ha elaborato il primo protocollo attuativo sottoscritto alla presenza del Sottosegretario Domenico Manzione. Il protocollo anti-femminicidio pisano, facendo da capofila, pone l’accento sull' esigenza garantire l'assistenza ed il sostegno alle vittime e l'incentivazione di programmi di recupero per i maltrattanti.     Dott. Tagliente la tragedia familiare di Albenga si poteva evitare ? Gli elementi di cui dispongo sulla tragedia di Albenga sono quelli resi pubblici dai media, insufficienti per dire se si poteva evitare. Sarà l’inchiesta in corso a chiarirlo. La tragedia di Albenga mi consente però di confermare che in tema di femminicidio, e in generale di violenza nei confronti delle donne, gli strumenti giuridici offerti dal legislatore con le due leggi emanate nel 2009 e nel 2013 sono importanti, ma non sufficienti, se non utilizzati congiuntamente alla professionalità e al sapere scientifico, da parte di tutti i rappresentanti delle Istituzioni, Amministrazioni e Enti, a vario titolo coinvolti nelle diverse fasi di prevenzione e repressione degli abusi. Ciò vale soprattutto con riferimento alla tutela della vittima che ha denunciato la violenza e agli interventi nei confronti del maltrattante o dello stalker, quest'ultimo, in particolare, se già ammonito.   Cosa prevede la legge ? La legge del 2009 e quella del 2013 hanno introdotto numerosi e importanti strumenti giuridici penali, procedurali e di prevenzione: il reato di atti persecutori; circostanze aggravanti generiche e specifiche per maltrattamento, atti persecutori e reati sessuali; la codificazione della violenza assistita attraverso l'aggravante per il fatto commesso “in presenza” del minore ; l'arresto obbligatorio in flagranza per maltrattamento e stalking; l'allontanamento urgente dalla casa familiare ad opera della P.G.; l'ammonimento del Questore; gli obblighi di informazione alle vittime e l'estensione della possibilità di gratuito patrocinio; l'obbligo di informazione all’ammonito circa i servizi disponibili sul territorio; gli obblighi di comunicazione tra Istituzioni.     Strumenti giuridici importanti ma i dati del rapporto Istat rivelano che in Italia sono stimate in 6 milioni 788 mila le donne da 16 a 70 anni vittime di violenza fisica o sessuale e che nel 62% dei casi i responsabili sono i partner, gli ex partner, i parenti e gli amici di famiglia Sono strumenti giuridici importantissimi, che permettono di registrare significativi segnali di miglioramento. Dal rilevamento Istat negli ultimi 5 anni le violenze fisiche o sessuali sono passate dal 13,3% all’11,3%, rispetto all’ultimo rilevamento Istat del 2006 Le donne appaiono più consapevoli nel riconoscere e reagire alla condizione di violenza che stanno vivendo: meno vergogna nel parlarne con qualcuno e la ricerca di aiuto in servizi pubblici e specializzati, come i centri antiviolenza. Le denunce, rispetto ai 5 anni precedenti il 2006, sono passate dal 6,7 al 11,7%. Risultano quadruplicati sia gli ammonimenti (da 111 in tutto il 2013 a 408 nel 2014), sia gli allontanamenti, passati da 73 a 275.     Fatti e numeri importanti, ma non sufficienti. Si, è un dato di fatto. Se a distanza di 6 anni dalla prima legge e dalle disposizioni ancora più incisive del 2013, a fronte dell'aumento delle denunce, degli ammonimenti, degli arresti in flagranza di reato, si registrano ancora così tanti gravi fatti, ritengo necessario, accanto ai punti di forza, valutare le criticità.     Come si potrebbe agire ? Occorrebbe agire su più piani: rendere efficaci le comunicazioni tra Istituzioni, curare ancora di più la formazione degli operatori, rendere effettiva la tutela della vittima prestando maggiore attenzione alla figura del maltrattante e dello stalker. L'autore è una figura essenziale, ancora in ombra. La legge italiana ha recepito quanto evidenziato dal Consiglio d’Europa e dal programma DAPHNE, che hanno posto l'accento sulla necessità di intervenire con programmi di intervento su chi pone in essere la violenza.     Quindi un problema di applicazione della legge Per contrastare la violenza è necessario rendere concrete le previsioni di legge sui programmi che hanno come obiettivo l’intervento nei confronti di maltrattanti e stalker, attraverso l’attivazione di percorsi psico-educativi e l’attività di sensibilizzazione. Per proteggere le vittime, oltre al prezioso lavoro svolto dai centri antiviolenza, servono professionalità specializzate nell'ascolto e nell'intervento sui maltrattanti all'interno di servizi territoriali, consultori familiari, centri di salute mentale, centri per le dipendenze e strutture specializzate del privato sociale. Si rende necessario soprattutto affinare gli strumenti per il controllo dello stalker disturbato mentalmente, che a seguito dell’ammonimento potrebbe maturare atteggiamenti non sempre prevedibili.     La professionalità degli operatori, un punto cruciale Un punto imprescindibile. Un'azione formativa mirata può essere promossa, in questo senso, attraverso corsi universitari specialistici, che consentano l'interazione tra le conoscenze degli studiosi delle scienze comportamentali e l’esperienza professionale degli operatori di settore. Una formazione che coniughi competenza ed esperienza e che si traduca in linguaggio comune, regole condivise, procedure operative. A Firenze è stato fatto anche grazie al prezioso lavoro svolto dal Vice Questore Giampaolo Monastra e dal Sostituto Commissario Nadia Giannattasio. Conoscere i maltrattanti, intervenire su di essi, significa poter valutare il rischio, agire sulla reiterazione e dunque proteggere le vittime, attuali e potenziali.

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