T renta gradi di temperatura. Finestre di casa chiuse. Due bambini che vogliono uscire: «Papà ma perché non possiamo andare in giardino a giocare? Fa caldo». È bastato suggerirgli di guardare fuori dalla finestra della loro camera e indicargli la parte opposta della strada, appena una decina di metri. «Ma papà c’è il fuoco? E tanto fumo nero». Non è servito spiegargli che quelle fiamme erano state accese in maniera abusiva e che stavano bruciando materassi, baracche e frigoriferi per fargli capire che si trattava di un rogo tossico. Ho aperto per alcuni secondi la loro finestra e immediatamente i miei figli si sono messi le mani sul naso e sulla bocca sussurrando «ma che puzza, blaaa papà». È arrivata l’estate e i due bambini non possono uscire di casa, andare a giocare nel loro giardino da tre giorni. Le fiamme si sono abbassate ieri sera, ma la colonna di fumo nera è ancora alta e l’odore acre mi impedisce di portarli in bici e farli giocare sul prato (sono stati giorni in cui le scuole sono rimaste chiuse e quindi l’unica alternativa era farli stare in compagnia con gli amici). Nulla da fare. Segregati in casa. Finestre chiuse. Due piccoli scatenati che già hanno capito che bruciare in mezzo alla strada «non si fa, sono cafoni quei signori lì». Sono ancora piccoli per capire invece che nessuno è ancora riuscito a trovare una soluzione agli insediamenti abusivi in giro per la città, ma hanno già le idee chiare che non si bruciano materassi e frigoriferi. Quando cresceranno la speranza è che queste difficili situazioni che da decenni continuano a esistere non ci siano più, che le persone siano tutte integrate con la società e che letti ed elettrodomestici vengano portati nelle oasi ecologiche dell’Azienda municipalizzata ambiente. Far crescere i propri figli in un mondo «verde» è l’obiettivo di ogni genitore. Ma questo traguardo sembra ancora lontano. E intanto l’estate si avvicina, il caldo aumenta e ai bambini viene impedito di giocare.
Se i roghi impediscono ai bimbi di giocare in giardino
di Augusto Parboni Trenta gradi di temperatura. Finestre di casa chiuse. Due bambini che vogliono uscire: «Papà ma perché non possiamo andare in giardino a giocare? Fa caldo». È bastato suggerirgli...