Cassonetti della spazzatura incendiati e urla nel cuore della notte. La tensione alle porte del campo rom della Monachina è alle stelle. La paura tra le baracche e le roulotte è forte. Ieri due cassonetti all’esterno del campo «tollerato» sono andati a fuoco. Non si tratta di due comuni bidoni dell’immondizia, ma di una piccola discarica antistante le residenze di chi vive nel campo. LE FIAMME «Era notte, stavamo guardando la trasmissione Quarto Grado - spiega Adrian, un rom originario del Montenergo che da 18 anni vive a Roma insieme alla sua numerosa famiglia - abbiamo sentito qualcuno che gridava: "Zozzoni". Non era mai successo, andiamo d’accordo con tutti i vicini ma dal giorno dell’incidente capita spesso che qualcuno ci urla contro - continua l’ex giostraio che adesso lavora il ferro e sgombera cantine - abbiamo continuato a guardare la tv», spiega mostrando il suo immenso televisore a schermo piatto, unico oggetto di valore presente nella sua roulotte. Dopo, Adrian ha sentito la puzza di bruciato e le urla provenienti dalle baracche presenti nei pressi dei cassonetti. «Non so chi è stato, era notte quindi l’incendio non si è verificato a causa del caldo. Le fiamme erano alte e non si spegnevano. Avevamo paura che andasse a fuoco il campo. Fortunatamente sono arrivati i pompieri. Hanno lavorato per un’ora. Io qui ho famiglia e ho paura», continua a raccontare l’uomo con gli occhi lucidi. I TURNI DI GUARDIA «Vivevo a Palermo e fino a questo momento l’unica volta in cui ho avuto paura - ricorda Adrian - è stato quando sono arrivati gli hooligans per la partita di calcio ma adesso sono terrorizzato. Questa notte non ho dormito». Adrian e la sua famiglia si sono organizzati facendo turni di guardia. «Fino alle 3 siamo stati tutti qui in cortile (una piazzola delimitata da una roulotte, una baracca e il cancello del campo ndr). Poi ho mandato la mia famiglia a letto e mi sono messo qui sulla sedia. Volevo proteggere i miei figli perché se scoppia un incendio io mi salvo, loro no». La stanchezza però ha prevalso. «Alle cinque ho svegliato mia moglie perché mi stavo per addormentare. Sono crollato sulla sedia verso le sei di mattina». SCUOLA Tutti i figli di Adrian solitamente frequentano la scuola. Il più grande è fidanzato con una ragazza di New York, dice essere la figlia di un agente dell’Fbi: «L’ho conosciuta durante uno scambio culturale con la scuola». «Hanno fatto tante cose - interviene Adrian - adesso gli ho detto di non andare più a scuola perché ho paura. Arriva il pulmino ma io gli dico di non andare perché non so cosa può succedere. Un rom ha sbagliato e ora tutti stiamo rischiando. Anche se la mamma del ragazzo ha consegnato i suoi figli». «Sapete cosa vuol dire tenere un figlio per 9 mesi in pancia e poi farlo arrestare? - sottolinea la moglie di Adrian - Ha avuto coraggio». «Ho dato un pezzo della mia carne - interviene Sefica, la mamma dei due ragazzi arrestati - ho il cuore a pezzi, sto male - dice la donna mentre due lacrime le bagnano il viso - Spero che la Madonna mi aiuti». HANNO AIUTATO SALVINI «Sefica ha contribuito a farci stare meglio ma i suoi figli ci hanno messo in difficoltà - racconta un altro abitante del campo - Io le credo ma lei, secondo me, sapeva dal primo giorno dove fossero i figli. Anche la polizia sapeva ma volevano aiutare Salvini. Questo incidente ha dato tanti voti a Salvini - continua - Non è un caso se li hanno arrestati dopo le elezioni. Io non ho studiato ma non sono stupido».
Monachina, assalto al campo nomadi
Incendiati nella notte i cassonetti davanti all’ingresso dell’insediamento: "All’improvviso abbiamo sentito gente che urlava "zozzoni". Poi fiamme" LEGGI ANCHE "Meglio non incontrare i familiari"
