Li hanno presi, erano sporchi e si sono messi a piangere. Dopo cinque giorni di caccia all’uomo sono stati fermati i due fratelli nomadi, di 17 e 19 anni - Antony H. e Samuele H. - che mercoledì sera a Roma, zona Boccea, sarebbero stati sull’auto pirata Lancia Lybra che per fuggire da un posto di controllo della polizia ha fatto strage di pedoni, uccidendo una filippina di 44 anni e ferendo altri otto pedoni. Ieri mattina presto i poliziotti li hanno trovati in un campo agricolo in zona Massimina, a pochi chilometri dall’insediamento nomadi della Monachina, dove entrambi vivono con la famiglia bosniaca. Si dice non mangiassero da cinque giorni, anche se c’è il sospetto che durante questo tempo qualcuno li abbia rifocillati. È proprio il nucleo familiare dei due che, anche se in ritardo, avrebbe aiutato le indagini. Sarebbe stata Sefica, la madre dei latitanti, a fornire il loro nascondiglio agli agenti. La zingara Maddalena, 17 anni, è stata arrestata sul posto della carneficina con l’accusa di omicidio volontario e rinchiusa nel carcere minorile di Casal del Marmo. Adesso anche i due fratelli sono stati fermati per lo stesso reato. Davanti ai pm (il sostituto procuratore della Procura per i minori e il collega del Tribunale ordinario) si sono rifiutati di rispondere. Ma secondo gli investigatori, a incastrarli sarebbe la testimonianza di Maddalena che era sul sedile posteriore della Lybra. Ci sarebbe il telefonino di Antony, perso dal ragazzo durante la fuga e trovato al lato guida dove mercoledì sarebbe stato il ragazzo. Si aggiunge il fatto che ieri sono trovati i due fuggiaschi insieme nel covo nelle campagne alla Massimina. E si sommerebbero pure alcune dichiarazioni a conferma che era Antony ad avere la disponibilità della Lancia. Una macchina sulla quale gli agenti devono fare chiarezza: è risultata intestata a un italiano incensurato, nato in Campania ma da anni residente a Roma, titolare di altri 66 mezzi. La Squadra mobile di Luigi Silipo è arrivata alla cattura dei rom senza concedere un attimo di tregua al clan nomade. I poliziotti hanno perquisito le baracche del campo, hanno interrogato parecchie persone della Monachina e del sito di Cesare Lombroso, a poca distanza. Hanno fatto capire che era meglio parlare e ridurre le conseguenze della tragedia provocata dall’auto killer. E in più hanno fatto altro gli uomini delle sezioni Omicidi, diretta da Andrea Di Giannantonio, e Criminalità diffusa di Alessandro Mennini. Per cinque giorni non hanno smesso di esercitare una pressione psicologica sui rom. La loro presenza era già un fastidio per i nomadi. Giorno e notte vederseli gironzolare attorno e presidiare il campo ha dato fastidio agli zingari. Hanno capito che se non avessero collaborato alle indagini la polizia non avrebbe allentato la stretta. Resta ancora un giallo da risolvere. C’era un quarto uomo sull’auto. Era il padre del fratelli rom? Era Bahto?
Strage a Boccea Presi i rom in fuga
Sono due fratelli di 17 e 19 anni Erano nascosti in mezzo ai campi FOTO VIDEO
