Poteva essere già chiuso da qualche giorno il campo «tollerato» di via della Monachina. Proprio quello da dove mercoledì pomeriggio sarebbe partito l’auto killer che ha travolto 9 persone, uccidendo una donna filippina. Già, perché esattamente un mese fa, il 28 aprile 2015, il consiglio del Municipio XIII bocciò a maggioranza una mozione presentata da Fratelli d’Italia, con la quale si chiedeva proprio di avviare le procedure per la chiusura del campo non autorizzato. La mozione era stata proposta dal consigliere di Fdi-An, Andrea Saponaro, e aveva ottenuto consensi anche nel resto del centrodestra. Una proposta, col senno di poi, lungimirante, che quel giorno però liquidata velocemente dalla maggioranza di centrosinistra e in particolare dal presidente del Muncipio, Valentino Mancinelli, che speravano di far diventare quel campo (non attrezzato, quindi abusivo, sebbene «tollerato») una specie di area virtuosa da dove ripartire per un processo di integrazione «diverso»: «Il campo della Monachina – dichiarò quel giorno il minisindaco Mancinelli - per le limitate dimensioni, per il numero ridotto di ospiti e per l’essere interessato tra pochi mesi da interventi urbanistici nell’ambito della centralità di Massimina che renderanno indisponibile l’area, ha le caratteristiche giuste per poter sperimentare formule di superamento». A queste parole, fecero seguito quelle del capogruppo municipale del Pd, Roberto Fera, che insieme alla presidente della Commissione Politiche Sociali, Paola Fuselli, sosteneva che «il campo ha le condizioni adeguate per sperimentare modalità alternative di assistenza e integrazione da concordare con il nostro Municipio». Le condizioni di illegalità che sembrano far da contorno ai tragici fatti di Battistini lasciano pensare che, in realtà, in quel campo non tutto fili liscio come potevano immaginare i vertici municipali. E Saponaro forse ci aveva visto lungo: «È assurdo – commentava in Aula l’esponente meloniano - il centrosinistra boccia senza scrupoli l’ordine del giorno davanti agli occhi increduli dei residenti, che giustamente non nascondono la loro rabbia per una situazione mal gestita che doveva essere conclusa già un bel po’ di tempo fa!». Definiva quindi «intollerabili» le «follie politiche di una sinistra sempre più chiusa» in quella «ideologia buonista che boccia e critica le proposte dell’opposizione senza motivare il proprio dissenso e, cosa più vergognosa, senza proporre nulla». L’insediamento di via della Monachina è uno dei 4 campi (nel 2013 erano 10) definiti «tollerati», perché non attrezzati dal Comune di Roma ma dove comunque è previsto un supporto sociale e un’attività delle cooperative. Posto al di fuori del Gra, lungo la via Aurelia, è costituito in prevalenza da case autocostruite in legno. Gli abitanti, circa 100, sono di nazionalità italiana, montenegrina e romena. Ad oggi, le spese censite (gli sprechi per gli allacci abusivi alle condotte idriche non sono quantificabili) per questo campo ammontano a circa 75mila euro l’anno e riguardano quasi esclusivamente progetti di scolarizzazione a favore dei 35 minori presenti, curati alla coop Arci Solidarietà. Attività che, evidentemente, non sta servendo a granché.
Così hanno salvato le baracche dei "pirati"
Il Municipio: devono restare perché sono un esempio
