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Il Califfato rivendica l’attacco all’Antiterrorismo di Tunisi

«Si è pentito e ha espiato la sua colpa sgozzando uno degli altri soldati dell'esercito apostata». È una delle frasi utilizzate dall'Isis per rivendicare la sparatoria avvenuta lunedì mattina a...

«Si è pentito e ha espiato la sua colpa sgozzando uno degli altri soldati dell'esercito apostata». È una delle frasi utilizzate dall'Isis per rivendicare la sparatoria avvenuta lunedì mattina a Tunisi, all'interno della caserma di Bouchoucha dove 8 militari sono morti e altri 10 sono rimasti feriti. Attraverso Ifrikia, uno dei tanti media ufficiali del Califfato, gli jihadisti esultano per quanto accaduto lunedì mattina, attribuendo l'operazione ad un «lupo solitario», Mehdi Jaami. Per le autorità tunisine, però, quello che è successo nella caserma resta il gesto compiuto da una persona con gravi instabilità mentali. Il documento, reperibile anche in rete, sembra però una sorta di testamento in cui si spiegano le motivazioni. In un passaggio si racconta che Mehdi «ha preso come bottino la sua arma con cui ha ucciso altri sette soldati e ne ha feriti più di tredici, prima che i soldati dei tiranni lo uccidessero a sua volta». Un vero e proprio martire quindi, che gli jihadisti auspicano sia accolta da Allah nelle sue fila. La posizione del governo tunisino rispetto alla sparatoria, però, rimane controversa. Se da una parte il ministero dell'Interno ha escluso un collegamento con il terrorismo, dall'altra un portavoce del ministero della Difesa ha riferito che si indaga anche in questa direzione. Secondo la ricostruzione fornita dalle autorità, verso le 8 di lunedì mattina l'uomo ha prima aggredito un altro soldato con un coltello. Poi ha imbracciato il suo fucile e ha aperto il fuoco contro i commilitoni impegnati ad ammainare la bandiera. Immediato l'intervento delle forze dell'ordine, che hanno effettuato controlli in zona per scongiurare il rischio di altri attentati. Passate al setaccio anche le vicine moschee e sono state evacuate tutte le scuole in prossimità della caserma. L'incubo che quanto accaduto al museo del Bardo il 18 marzo scorso, infatti, si potesse ripetere ha subito fatto scattare tutte le misure di prevenzione che nell'immediato hanno escluso un attacco terroristico. La rivendicazione di ieri, però, sposta le indagini su un altro fronte. L'Isis dichiara la "paternità" della sparatoria, motivandola come il gesto di un "fratello" che si è redento e ha compiuto l'unico atto possibile per guadagnarsi il paradiso: l'uccisione degli apostati e il suo martirio. Il tutto, ovviamente, con la benedizione di Allah.

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