Attualità

Cellula romana raccoglie i soldi per la jihad

La Procura della Capitale indaga su tre tunisini. Vogliono aprire una mosche per reclutare mujaheddin

La posizione del marocchino Abdel Majid Touil finisce al centro dell’inchiesta della Procura di Roma sulla strage al museo del Bardo, a Tunisi. L’indagine, però, conta anche altri tre-quattro persone identificate, che avrebbero preso parte all’attentato. Gli accertamenti al momento sono in una fase «magmatica». Pochi gli elementi per poter ricostruire gli eventi che hanno portato il 18 marzo scorso alla strage di Tunisi, che è costata la vita a 23 persone, quattro delle quali italiane. Di certo c’è solo la matrice terroristica, riconducibile all’Isis. Sta di fatto che le attività dell’intelligence italiana segnalate al procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e al sostituto Francesco Scavo, hanno consentito di risalire all’identità di tre-quattro terroristi. Informazioni sulle quali la magistratura mantiene il più stretto riserbo, in quanto ci sono diverse verifiche che gli uomini dell’Antiterrorismo stanno svolgendo. Si tratta di persone che attualmente non si trovano in Italia. Mentre il presunto coinvolgimento nell’attentato al museo del Bardo del marocchino Touil, arrestato a Milano, è ancora tutto da verificare. I pm romani dovranno andare a ritroso nei suoi spostamenti per scoprire se effettivamente ha preso parte al commando degli attentatori di Tunisi. Il filone rientra nei più ampi accertamenti che sta conducendo la Procura capitolina sul proselitismo islamico. Un’inchiesta che gli investigatori della Digos e dei carabinieri del Ros hanno condotto con estrema cautela, individuando alcune cellule presenti a Roma. Si tratta di un’indagine che presto potrebbe riservare delle interessanti sorprese. D’altronde le intercettazioni agli atti dei procedimenti sul terrorismo islamico hanno più volte fatto luce su cellule presenti nella Capitale. E così, scartabellando negli incartamenti giudiziari, si scopre che l’obiettivo è «conquistare Roma». «C’è un imam - si legge nelle telefonate tra tunisini indagati - che parla di Roma e come gli italiani si stanno convertendo alla religione musulmanaà e che molto tempo fa il profeta disse che Roma sarà conquistata e c’è il Corano che parla della conquista di Roma». Negli stessi atti si scoprono viaggi a nella Capitale, «missioni religiose» con l’obiettivo della «raccolta fondi». «Abbiamo fatto un giro, una missione dai fratelli di Roma - si legge nelle intercettazioni - se Dio vuole, Lui accetterà il nostro lavoro Che posso dirti, amico mio? Almeno, stiamo imparando un po’ della nostra religione... non possiamo stare a fare soltanto la raccolta dei soldi... almeno quello che raccogliamo, dobbiamo darlo a questa gente (palestinesi) ...per aiutarli». Anche negli atti dell’inchiesta della Procura di Cagliari, che ha smantellato un’organizzazione terroristica legata ad Al Qaeda, si scopre l’operatività della «cellula romana». In particolare, il gruppo voleva raccogliere dei fondi per costruire una moschea col fine di reclutare mujaheddin: «Ogni negoziante pachistano» era tenuto a «contribuire con 200 euro al mese». Una vera e propria colletta.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.