Il Vaticano non fa luce sull’ombra di un nuovo “corvo” che si aggirerebbe negli appartamenti di Santa Marta, dove risiede Papa Francesco. Una spia che fornirebbe all’esterno informazioni sulle abitudini e gli spostamenti del Pontefice. Dettagli riservati che poi si ritrovano in diverse lettere minatorie (alcune in lingua araba) indirizzate al Santo Padre, definito «Francesco, primo e ultimo». Dopo questo inquietante retroscena svelato ieri da "Il Tempo", la Santa Sede si è affrettata a smentire tutto. «Fantasie, pura invenzione. Non consta in nessun modo che ci sia questo allarme sulle lettere indirizzate a Papa Francesco – spiega padre Federico Lombardi, portavoce del Vaticano – E non esiste il fatto che ci sia una collaborazione su questi temi con l'intelligence italiana. Come non ha senso parlare di speciali apparecchiature israeliane, è un vecchio discorso di tanti anni fa sulla sala di controllo della Gendarmeria, che non c'entra nulla con quanto viene scritto». Eppure anche quando uscì il corvo di Vatileaks , con fughe di notizie continue e precisissime ci si affrettò a smentire tutto.Ma all’epoca finì con l’arresto a maggio del 2012, con l’accusa di furto aggravato, di Paolo Gabriele. L’aiutante di camera di Papa Benedetto XVI, venne trovato dalla Gendarmeria vaticana in possesso di carteggi riservati di Ratzinger. Dopo la condanna a 18 mesi di reclusione, il Papa decise di graziarlo. Insomma, la tradizione dei «corvi» in Vaticano c’è sempre stata così come quella delle smentite ufficiali. Dopo l’arresto di Paolo Gabriele, per dire, si scoprì che ce n’erano una ventina di corvi che volavano per le sacre stanze. «Che da circa un mese queste lettere minatorie stiano arrivando al Papa è un fatto consolidato – replica Luigi Bisignani, autore delle rivelazioni – Sono almeno sei gli uffici vaticani interessati. A seconda delle lingue in cui sono scritte, le lettere vengono tradotte e catalogate. Poi vengono portate all’attenzione dei vari segretari del Santo Padre». «Il fatto che, come dice padre Lombardi, non costituiscano una minaccia per il Papa per noi è un motivo di grande gioia – precisa Bisignani – La forza di Bergoglio è di aver sempre esorcizzato il rischio di un attentato: già nel 2014, in un’intervista al quotidiano argentino “La Nacion”, disse che per lui questa sarebbe stata la morte migliore. Non si capisce poi perché la Santa Sede smentisce i rapporti con i servizi. È risaputo che la sicurezza del Papa, soprattutto all’estero, è organizzata dai servizi tedeschi, francesi e israeliani, a seconda del Paese dove va in visita. Non a caso le armi che hanno in dotazione sono le Glock 17». È proprio il problema della sicurezza del Pontefice uno delle ragioni che potrebbero aver fatto alzare in volo i «corvi». Nella Curia sembra serpeggiare un grande disagio per l’azione solitaria di Papa Francesco. Impossibile controllare la sua agenda, né impedirgli di parlare al cellulare. Il suo approccio «smart» destabilizza le gerarchie del vecchio Stato Vaticano. Bergoglio ha un nucleo molto ristretto di persone con cui si confronta. In questo «cerchio della fiducia» ci sono i suoi due segretari, l’argentino Fabián Pedacchio Leániz e l’egiziano Yoannis Lahzi Gaid, sacerdote di rito copto. Il Santo Padre l’ha nominato suo segretario particolare ad aprile 2014, dopo averlo apprezzato sia come coinquilino a Santa Marta, sia come interprete dall’arabo. Gaid ha un profilo twitter dove posta le frasi pronunciate da Bergoglio, tradotte nella lingua del Corano. Ha assistito al battesimo del suo conterraneo Magdi Cristiano Allam e si è mostrato molto critico nei confronti dell’Islam. Senza ricevere, in cambio, minacce.
Quelle smentite «ufficiali» e i nuovi spifferi del corvo
Dopo lo scoop de Il Tempo si allarga la querelle interna alle sacre stanze
