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Ebola, Spallanzani: 100 persone dietro all'infermiere contagiato

L'uomo è stato trasferito a Roma. L'operatore di Emergency, era rientrato in Sardegna dalla Sierra Leone lo scorso 8 marzo LEGGI ANCHE A Sassari tre persone in quarantena

Sembrava ormai destinato al cassetto dei (brutti) ricordi. Invece l'Italia torna a parlare del virus Ebola. A rilanciare la psicosi è la vicenda di un professionista sanitario di Emergency risultato positivo al test eseguito ieri pomeriggio presso il centro "Lazzaro Spallanzani" di Roma. L'uomo, che aveva lavorato nel Centro di cura dei malati di Ebola in Sierra Leone, era rientrato in Sardegna lo scorso 8 maggio. Ora è ricoverato allo Spallanzani di Roma ed è seguito addirittura da una equipe di 100 persone tra medici e infermieri   Ricoverato all'ospedale Spallanzani. Come previsto dei protocolli del ministero della Salute e di Emergency ha subito effettuato l'automonitoraggio delle proprie condizioni di salute e domenica ha manifestato i primi sintomi. Dapprima è stato ricoverato presso il nuovo reparto di malattie infettive dell'ospedale di Sassari, ma adesso si trova allo Spallanzani a Roma. È arrivato in capitale, a bordo di un C-130 dell'Aeronautica militare. L'aereo, che lo ha trasportato nella capitale, è atterrato all'aeroporto di Pratica di Mare. Il trasporto è avvenuto in condizioni di "biocontenimento assoluto", seguendo le stesse procedure già attuate nel novembre scorso per il medico siciliano colpito dal virus e poi guarito. Per rispettare la privacy del paziente e della famiglia, non saranno rese note le generalità.     Il direttore dello spallanzani: " Il rischio del contagio è trascurabile". "Noi possiamo contare non solo sull'esperienza del nostro caso, ma su tutta l'esperienza di tutti gli altri 22 casi che sono stati rimpatriati e assistiti in Europa e negli Stati Uniti". Così Giuseppe Ippolito, direttore scientifico dello Spallanzani di Roma, a margine della conferenza stampa organizzata dall'Istituto nazionale per le Malattie Infettive per riferire sulle condizioni dell'infermiere italiano di Emergency risultato positivo al test di Ebola. Per quanto riguarda l'utilizzo di plasma dei pazienti guariti dal virus, "stiamo considerando sempre all'interno del circuito internazionale- ha proseguito Ippolito- per la gestione dei pazienti fuori dall'Africa. Quanto ad un eventuale contagio, invece, non c'è nessuna prova, come in gran parte degli oltre 800 operatori sanitari che si sono infettati con Ebola in questi mesi". L'infermiere era tornato a Sassari ma, come ha spiegato ancora il direttore scientifico dello Spallanzani, "il rischio che possa aver contagiato altre persone in Italia, e in particolare in Sardegna, è assolutamente trascurabile. Intanto oggi il dottor Guerra, direttore generale della Prevenzione, che si trova in Sardegna, sta facendo la valutazione dei contatti e degli esposti"     Emergency Anche l'organizzazione conferma che un suo infermiere è risultato positivo al test Ebola. Ma l'automonitoraggio ha permesso di intervenire tempestivamente per evitare un possibile contagio. Il virus infatti è contagioso solo dopo l'insorgenza dei sintomi e viene trasmesso esclusivamente attraverso il contatto diretto con fluidi corporei. "Il paziente che è in buone condizioni generali - specifica Emergency - verrà trasferito a breve all'Istituto nazionale per le malattie infettive Lazzaro Spallanzani di Roma per essere sottoposto al trattamento medico con un volo in alto bio-contenimento".   Dal 2005 la cpacità di biocontenimento dell'areonautica. L'aumento dei viaggiatori intercontinentali che possono essere esposti a malattie contagiose endemiche in determinate aree geografiche, l'emergenza o il ripresentarsi di malattie infettive altamente trasmissibili e l'impiego di contingenti militari in aree a rischio sanitario, ha determinato l'esigenza di avere un sistema sicuro di evacuazione aeromedica che possa garantire la massima sicurezza del paziente, dei membri dell'equipaggio e del personale sanitario. L'Aeronautica militare italiana ha sviluppato dal 2005 tale capacità, come dimostrato ancor più per il trasferimento di pazienti affetti dal virus ebola. L'Aeronautica ha acquisito sistemi specifici di produzione britannica. Medici ed infermieri della forza armata sono stati inviati presso l'Istituto di Malattie Infettive dell'esercito americano per la specifica formazione, cui sono seguite numerose esercitazioni e la certificazione dei velivoli destinati al trasporto. Ed oggi c'è un team di bio-contenimento attivato presso l'aeroporto di Pratica di Mare. E' una squadra composta da un Capo Team - il medico responsabile -, un medico anestesista, almeno sei operatori tecnici di sanità ed una unità logistica. Il personale di queste unità, nella misura di circa 30 elementi, viene periodicamente addestrato e formato attraverso corsi ed esercitazioni cui partecipano, vista la valenza e la specificità di tali attività, anche operatori del ministero della Salute. Gli ospedali di riferimento sul territorio nazionale ad alta competenza specialistica sono l'Istituto di Ricerca e Cura per le Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani di Roma e l'Ospedale Luigi Sacco di Milano. La scelta di ricovero e destinazione del paziente è di competenza del ministero della Salute.   Come avviene il trasporto? Il trasporto in biocontenimento prevede l'isolamento del paziente infettivo in specifici "isolatori" a pressione negativa ed il trasporto su velivoli appositamente allestiti. Gli isolatori in senso lato sono costituiti da un telaio (rigido o semi rigido), da un involucro in PVC che permette l'osservazione e trattamento del paziente in isolamento, da un motore alimentato a batterie che consente di mantenere all'interno una pressione negativa e da filtri ad alta efficienza che impediscono in entrata ed uscita il passaggio di microparticelle potenzialmente infette. Gli isolatori per il trasporto aeromedico in biocontenimento, detti ATI ed N36, sono certificati per i velivoli militari C-30J, C-27J e KC-767 ed è in corso l'iter di certificazione per l'AIRBUS A-319 CJ. Gli isolatori N36 sono certificati per gli elicotteri militari AB-212 e AW-139. Al momento è tecnicamente possibile effettuare il trasporto a lungo raggio di due pazienti sullo stesso velivolo con i sistemi ATI, ma si tratta di una eventualità remota, per la complessita' del sistema e la disponibilità di personale specializzato. Dal mese di novembre è attivato presso l'aeroporto di Pratica di Mare un campo di isolamento temporaneo per la gestione di militari provenienti da aree a rischio ebola. Il campo definito "Castrum" è costituito da tenda in alto isolamento, alloggi per i contatti in sorveglianza sanitaria sino a 200 persone ed una stazione di decontaminazione per uomini e materiali. Nei primi mesi del 2015 si è tenuto il primo corso per la gestione ed il trasporto dei pazienti altamente infettivi a favore della Royal Netherlands Air Force, che ha manifestato l'intenzione di acquisire le competenze e le capacità necessarie per trasporto in alto bioconteniment

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