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L’Italia "contesa" tra Isis e Al Qaeda

Possibili alleanze tra i due gruppi per un attentato comune nel nostro paese. E intanto gli Usa allungano la lista delle taglie sui jihadisti più pericolosi

L'Italia potrebbe diventare il terreno di scontro fra Al Qaeda e Isis. I gruppi jihadisti, che hanno come obiettivo comune quello di portare avanti la jihad, mirano ad accaparrarsi il merito di aver compiuto per primi un attentato nel nostro Paese. Entrambi hanno già una rete di infiltrati su cui poter fare affidamento, in parte arrivata anche con i flussi migratori. Secondo fonti d'intelligence araba la presenza di qaedisti e sostenitori dello Stato islamico in Italia è un rapporto 1: 2. L'Isis, dunque, può contare su un numero maggiore di simpatizzanti. Al Qaeda, però, non ci sta a farsi «rottamare» dal Califfato e colpire per primo la culla della cristianità, in barba da ogni previsione, farebbe schizzare le sue «quotazioni» alle stelle. Stando a quanto riferito a Il Tempo da fonti di intelligence arabe, che analizzano il fenomeno delle infiltrazioni jihadiste nel nostro Paese, con l’avvento dell'Isis gli equilibri sono mutati anche all'interno dei nostri confini. Ad oggi, infatti, lo zoccolo duro qaedista si attesterebbe intorno alle 900 unità, tutti immigrati di seconda generazione, mentre i simpatizzanti dello Stato islamico sono quasi 3500. In Italia, come in altri Paesi europei, la presenza di entrambi gli schieramenti amplifica il rischio di attentati, in virtù proprio della convergenza di intenti e per una pericolosissima porosità tra i due gruppi che diventa tanto più grande quanto più ci si allontana dai teatri di guerra. Una sorta di «non incompatibilità operativa», dunque, che in Francia ha già dato i suoi frutti avvelenati. I fratelli Kouachi, attentatori del giornale satirico Charlie Hebdo, erano ispirati da Al Qaeda nella Penisola Araba, mentre Amedy Coulibaly, in un video, ha dichiarato di aver agito in nome del giuramento di «fedeltà al califfo Abu Bakr al Baghdadi». Ora, però, con il presunto cambio di leadership all'interno dello Stato islamico, anche la fusione tra Isis e Al Qaeda potrebbe non essere così lontana. Se fosse confermata la notizia che il nuovo capo del Califfato è Abdul Rahman al Sheijar, conosciuto con il nome di battaglia Abu Ala al Afri, le trattative per una fusione sono nell'aria. Al Afri, infatti, avrebbe in mente di arrivare ad un compromesso con le forze qaediste e vorrebbe stabilire dei rapporti anche con Al Nusra, affiliato con Al Qaeda. Il nuovo leader dello Stato islamico, riferiscono le fonti de Il Tempo, avrebbe trascorsi qaedisti e in passato avrebbe anche tentato di avvicinare Muhammed al Jawlani, leader di Al Nusra e «idolo» dei simpatizzanti italiani del «Fronte del soccorso al popolo di Siria». Un sodalizio pericoloso per l'espansione del terrorismo nel mondo. Coloro che fino ad ora hanno aderito ad Al Nusra, un domani diventerebbero di fatto sostenitori indiretti dell'Isis. Gli Stati Uniti, intanto, hanno aggiunto 4 nuovi nomi dell’Isis alla lunga lista del cosiddetto «Reward for Justice Program», il sistema di taglie gestito dal dipartimento di Stato: Abd al-Rahman Mustafa al-Qaduli, per cui offre 7 milioni, considerato un importante esponente dello Stato Islamico, originariamente membro di al Qaeda in Iraq; 5 milioni a testa sono offerti per Abu Mohammed al-Adnani (portavoce ufficiale della formazione) e Tarkhan Tayumurazovich Batirashvili (comandante sul campo nel nord della Siria) e 3 milioni per Tariq Bin-al-Tahar Bin al Falih al-Awni al-Harzi, considerato il responsabile dei kamikaze di Isis.

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