Si chiama «Unetenet» e secondo la procura di Roma potrebbe essere una delle più grandi catene di Sant'Antonio, in chiave fraudolenta, mai esistita. Un sistema piramidale che adesso è sotto la lente d'ingrandimento dei magistrati della capitale. Perchè l'azienda «Unetenet», fornendo strumenti di marketing on-line e franchising, sembrava garantire un'opportunità per guadagnare migliaia di dollari. Bastava fare un investimento iniziale e si poteva entrare a far parte di questa famiglia diffusa in 180 paesi del mondo, con migliaia di clienti, e un sito tradotto in 52 lingue. Una visione onirica divenuta un incubo. Secondo la procura di Roma si tratta di una truffa, un reato sul quale gli inquirenti hanno appena aperto un fascicolo. Sono oltre una cinquantina infatti le vittime che, rivolgendosi all'avvocato Marco Misuraca, hanno denunciato la vicenda. Secondo il loro racconto, la truffa sarebbe avvenuta tra il 2013 e il 2014, quando sul sito «Unetepubli.com» veniva offerta la possibilità di svolgere attività lavorativa da casa consistente nell’invio di pubblicità online. «Sicuramente sei uno dei tanti imprenditori che cercano un’opportunità per guadagnare soldi in internet, cambia il tuo futuro oggi stesso» reclamizzava l'azienda. Veniva richiesta una sottoscrizione e un contratto valido per un anno che veniva firmato contestualmente all'acquisto di un pacchetto software necessario per svolgere l’attività professionale. Un software che poteva costare dai 360 fino ai 18mila dollari. Poi veniva aperta una nuova posizione tramite uno sponsor. Così gli affiliati, quotidianamente, postavano sul sito un numero prestabilito di messaggi ottenendo compensi settimanali, pagati in dollari e in percentuale ai pacchetti sottoscritti. Durante i primi 4 mesi sembrava andare tutto liscio e i guadagni andavano dai 1000 ai 60.000 dollari. I «lavoratori» divennero circa 6000. Le vittime raccontano però che a un tratto la pagina web venne disabilitata «per manutenzione». Un video messaggio spiegava che la «Banca Lettone ha bloccato il suo conto presso di loro in quanto alcune persone avevano scritto alla banca per chiedere indietro importi bonificati inducendo la stessa a compiere accertamenti per verificare il motivo delle stesse per un eventuale caso di riciclaggio». Nel luglio 2014 l’azienda, con una decisione unilaterale, avrebbe trasformato i dollari accumulati in una sorta di moneta sociale, la «Unetes/unetcoin». Il socio fondatore di Unetenet, il signor Josè Ramirez (collegato ad una holding denominata Union Business Online, con sede in St. Vincent and the Grenadies, uno stato insulare facente parte delle Piccole Antille), aveva spiegato di voler creare un mercato economico alternativo. A dicembre il sito era nuovamente bloccato. Adesso, secondo la denuncia, i compensi di migliaia di persone sono stati trasformati in una moneta priva di reale valore di scambio. I conti correnti restano bloccati e, dato l'oscuramento del sito, le posizioni individuali sono state azzerate. In alcuni casi gli stessi sponsor, ignari di essere parte di una truffa, sono stati arrestati per poi essere immediatamente rilasciati. Il tutto con un click.
Ecco la truffa del lavoro da casa on line, seimila vittime
Si chiama «Unetenet» e secondo la procura di Roma potrebbe essere una delle più grandi catene di Sant'Antonio, in chiave fraudolenta, mai esistita. Un sistema piramidale che adesso è sotto la lente...