Basta con la sperimentazione sugli animali, sì alla ricerca di metodi alternativi come su cellule umane. La Leal, Lega Antivivisezionista (codice fiscale 80145210151), ha una lunga tradizione in tal senso. «Per statuto vogliamo l’abolizione della vivisezione – sottolinea Gian Marco Prampolini, presidente Leal – Siamo stati un po’ dei precursori perché abbiamo sempre spinto sulla ricerca sostitutiva alla sperimentazione animale. C’era chi diceva solo di far chiudere questo tipo di esperimenti. Noi siamo andati oltre finanziando decine di borse di studio per l’utilizzazione di cellule umane e derivati dal corpo umano». Trenta le sezioni Leal in Italia, si occupano di divulgare il pensiero dell’antivivisezionismo, di informare, distribuire la rivista dell’associazione, essere al centro di iniziative (www.leal.it). «Dove ci sono facoltà veterinarie e centri di ricerca, c’è terreno di scontro, come con la cittadella universitaria di Pavia – continua Prampolini – o a Roma dove abbiamo appena denunciato il professore Caminiti per la sperimentazione su macachi alla Sapienza, dove si compiono atrocità pazzesche». «Siamo impegnati soprattutto con "Stop Vivisection" per mutare la direttiva europea 2010/63/UE sulla protezione degli animali utilizzati a fini scientifici, una legge peggiorativa, cucita addosso ai vivisettori – dice il presidente Leal – In sette nazioni d’Europa sono state raccolte un milione e 300.000 firme per cambiarla. L’11 maggio ne si discuterà in Parlamento Europeo. Tale norma permette di somministrare scosse elettriche agli animali per ridurli all’impotenza, fare esperimenti senza anestesia né analgesici, iniettate sostanze che paralizzeranno gli animali lasciandoli coscienti. Grave poi che sparisca ogni riferimento alla ricerca di metodi sostitutivi. La sperimentazione su animali può addirittura allontanare dall’obiettivo. La prova è nei tanti farmaci ritirati ogni anno dal commercio per effetti non previsti». «L’ultima borsa di studio che stiamo finanziando riguarda campioni da liposuzioni fatte a signore che vogliono dimagrire – descrive Prampolini – Da questi si prendono cellule staminali sulle quali fare prove tossicologiche che servono per proteggere le donne in gravidanza da sostanze chimiche. Invece si continua a infliggere sofferenze ad animali. Come a quelle batterie di conigli utilizzati per trovare la giusta concentrazione di uno shampoo in modo da non irritare gli occhi umani: il coniglio ha un occhio che non lacrima, perfetto per l’esperimento. Constatammo invece che nella lacrima umana ci sono batteri luminescenti. Ricercatori fecero prove su lacrime umane estratte dagli occhi: a contatto con la sostanza tossica, questi batteri perdevano luce. Si arrivava alla concentrazione non tossica quando i batteri non perdevano più luce. Si fosse fatto allora, non si sarebbero massacrati tanti conigli. Si può non torturare altri esseri viventi, ma bisogna vincere anche grossi interessi economici legati al commercio di animali dedicati alla sperimentazione in laboratori».
Con una firma si dice no alla sperimentazione
Finanziate borse di studio per trovare cure e rimedi senza uccidere creature indifese
