Attualità

L’alibi lo scagiona Ma somiglia all’assassino e viene sbattuto in galera

Luca Rocca L’Italia è il paese degli errori giudiziari. La storia che ha come protagonista un uomo innocente tenuto in galera otto lunghi anni per un omicidio mai commesso, ne è solo una delle...

L’Italia è il paese degli errori giudiziari. La storia che ha come protagonista un uomo innocente tenuto in galera otto lunghi anni per un omicidio mai commesso, ne è solo una delle tante plateali dimostrazioni. Il suo nome è Giovanni De Luise, e quando lo arrestano, accusandolo di aver assassinato un esponente del clan degli Scissionisti a Napoli, ha solo 23 anni. Lui è nato nel 1981 e in carcere, spesso anche in isolamento, ci finisce nel dicembre del 2004. Da incensurato. Faceva lo spedizioniere, Giovanni, prima che la sua vita fosse rovinata dalla sua accusatrice e poi da una condanna senza senso, emessa senza riscontri. Per anni, infatti, inquirenti e giudici restano convinti che ad ammazzare Massimo Marino, cugino di un esponente degli Scissionisti nella faida di Scampia, sia stato lui. Urlare la propria innocenza è inutile. Nessuno lo ascolta, nessuno gli crede. Le certezze dei magistrati non possono essere scalfite se c’è un testimone oculare che anche in tribunale lo indica come l’assassino. Gli altri testimoni, quelli che dicono il contrario e giurano sull’innocenza di Giovanni, non vengono presi in considerazione e finiscono indagati per falsa testimonianza. Scartato anche il suo alibi, che pure era stato confermato da più parti. La storia di Giovanni ha dell’incredibile. Il giorno in cui gli ammazzano il fratello, va all’obitorio e là, a piangere la morte di Marino, ucciso nelle stesse ore, c’è la sorella, Cinzia Marino. Ed è lei che, dopo averlo guardato in faccia, lo indica come l’assassino del fratello. Scatta l’arresto, poi il processo in primo grado, l’Appello e infine la Cassazione. Tre condanne. A «salvare» Giovanni, che intanto aveva lasciato i migliori anni della sua vita dietro le sbarre da innocente, è la paura del vero killer, Gennaro Puzella, che temendo di essere ucciso, comincia a collaborare con la giustizia e confessa l’omicidio di Marino. Le accuse della donna, Giovanni lo ha potuto capire solo dopo, si basavano su una sua forte somiglianza fisica con il vero assassino. Uno scambio di persona, insomma, che i magistrati non ipotizzano nemmeno di fronte agli alibi di Giovanni, ai suoi testimoni. Di fronte alla confessione di Puzella, la procura decide che è il caso di andare verso la revisione del processo e la scarcerazione, entrambi ottenuti. Giovanni ritrova la libertà che senza la confessione del killer avrebbe avuto solo nel 2022. Una magra consolazione.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.