Il Comune di Roma ha provato a scaricare la patata bollente dei canoni d’affitto non riscossi per 13 anni sul «groppone» dello Stato. Lo ha fatto inviando alla gestione commissariale per il debito di Roma Capitale la richiesta di far fronte a un buco di 47 milioni di euro, pari alle morosità accumulate dal 1994 al 2007 e oramai non più esigibili perché prescritte. Sembra a tutti gli effetti un tentativo di sanatoria. Il commissario straordinario Massimo Varazzani, non solo non ha dato il via libera al pagamento, ma ha girato alla procura della Corte dei conti il carteggio scambiato con gli uffici comunali. Sulla base di questa denuncia, è stato aperto dal procuratore capo Raffaele De Dominicis un fascicolo che andrà a «rinforzare» quelli su cui già sta indagando il suo sostituto Ugo Montella. Per almeno un ventennio le giunte che si sono succedute a Roma hanno gestito in maniera a dir poco dissennata il patrimonio immobiliare comunale. Chi sedeva nella «stanza dei bottoni» in Campidoglio ha lasciato immutato nel corso degli anni il canone d’affitto di appartamenti e locali commerciali, non si è preoccupato di sfrattare gli inquilini morosi né di fargli causa ed è arrivato a svendere i suoi «gioielli» nel cuore della città a prezzi ridicoli. Nel frattempo nel bilancio, alla voce dei residui attivi (i crediti da riscuotere), si è accumulato un buco milionario. In particolare, gli stessi uffici comunali hanno quantificato in 47 milioni di euro il totale degli affitti non riscossi dal 1994 al 2007. Si tratta di somme che non potranno essere recuperate in alcun modo e quindi di crediti persi. Questo perché, pur volendo ricorrere al giudice civile, ormai sono scaduti i termini di prescrizione. Così, in questi primi mesi del 2015, in pieno scandalo «Affittopoli» (denunciato per primo da Il Tempo), i dirigenti del dipartimento al Patrimonio e della Ragioneria del Comune hanno pensato bene di liberarsi di questi arretrati, chiedendo l’intervento della gestione commissariale per il piano di rientro di Roma Capitale. Nel 2008 il Governo, invece di dichiarare il dissesto della città eterna, decise di ripulirla da tutte le poste passive e metterle in mano a un commissario. Si tratta un pozzo senza fondo dove sono stati gettati tutti i debiti che il Comune ha accumulato prima del 2008. In totale sono 22,4 miliardi: 5,7 circa di crediti (dei quali 3 miliardi inesigibili o inesistenti) e contenziosi per espropri del valore di un miliardo. Questo debito viene pagato con i soldi dei romani (tra i più tassati in Italia) e in parte con un contributo statale annuo pari a 500 milioni. Il commissario, però, si è opposto alla richiesta d’aiuto dell’attuale amministrazione di far saldare, e quindi sanare, allo Stato le morosità sugli affitti degli anni passati. Varazzani (rimosso dall’incarico a fine gennaio, ma rimasto intricato in una battaglia legale al Tar) non ha acconsentito a scaricare sulla collettività l’incapacità dei funzionari e dei politici del passato di gestire il patrimonio immobiliare comunale. Fiutato il pericolo di assumersi la responsabilità di un danno erariale da capogiro, il professore nominato nel 2010 dall’allora ministro dell’Economia e delle finanze Giulio Tremonti ha denunciato tutto alla Corte dei conti. Ora a rispondere del danno potrebbero essere chiamati i funzionari del dipartimento Patrimonio e l’organo politico che ha indirizzato la macchina amministrativa verso questa direzione. Al momento sono tre i filoni d’indagine della procura contabile: «svendopoli», «affittopoli» e «morosopoli». «Il Campidoglio regalerebbe da decenni immobili di pregio nel cuore di Roma a canoni mensili di locazione di poche decine di euro - si legge in un recente esposto inoltrato alla Corte dei conti dal Movimento 5 Stelle, che allega anche l’elenco di tutti i "fortunati" pubblicato da Il Tempo - Il 90% degli inquilini delle case in oggetto sarebbero per di più morosi». I pm contabili dovranno accertare eventuali omissioni o responsabilità sia dell’amministrazione comunale che di Romeo Gestioni spa, la società che per anni si è occupata della gestione del patrimonio immobiliare, dal servizio di bollettazione alla vendita. Il Comune denuncia ritardi nella messa a regime della nuova tariffazione deliberata dalla Giunta a giugno, mentre la società - carte alla mano - puntualizza: «Nonostante le nostre continue richieste l’amministrazione non ha mai attivato contenziosi per il recupero delle somme per evitare qualsivoglia sovrapposizione o contrasto con le attività di alienazione».
S’indaga sulla "sanatoria" di Affittopoli
Il Comune ha provato a scaricare il «debito» sulle casse dello Stato Il Commissario Varazzani ha denunciato tutto alla Corte dei conti
