L’attacco al museo Bardo di Tunisi sarebbe stato diretto e pianificato da aderenti all’Isis, in passato detenuti in Italia perché facevano parte del «Gruppo salafita per la predicazione e il combattimento», attuale branca di Ansar al Sha’ria. Scontata la pena sono stati rimpatriati nel loro Paese, dove hanno continuato a portare avanti la jihad. Si tratta di almeno due persone, che hanno vissuto a Roma e Milano prima di finire in carcere con l'accusa di terrorismo. Adesso sono nel mirino dell'intelligence tunisina. È quanto riferiscono a Il Tempo fonti investigative locali, che stanno lavorando sull'attentato terroristico avvenuto il 18 marzo e in cui hanno perso la vita quattro italiani. Secondo le fonti la comitiva dei turisti, in cui erano compresi i nostri connazionali, sarebbe stata seguita durante l'itinerario nella capitale nordafricana, dalla nave da crociera al museo dove è avvenuta la strage. Uno dei terroristi che ha sparato, inoltre, sarebbe stato udito parlare un italiano perfetto proprio nei confronti degli ostaggi. Un’ipotesi inquietante che, se confermata, potrebbe aprire nuovi scenari sull'attacco al museo Bardo di Tunisi. Le indagini sui legami tra il nostro Paese e le cellule che hanno agito, infatti, sono partite subito dopo l'attentato. Le verifiche hanno riguardato alcuni personaggi che in passato hanno soggiornato in Italia, concentrandosi in particolare su un ex detenuto condannato per terrorismo, ma ora espulso dall'Italia. Da qui gli investigatori tunisini, però, sono andati oltre, individuando due persone all'interno del gruppo che ha organizzato l'assalto e che hanno vissuto nel nostro Paese. Altri componenti del commando, riferiscono le fonti, sarebbero stati in contatto con i fratelli Kouachi, responsabili dell’attentato in Francia, ed addestrati in Tunisia. E dal Paese maghrebino arriva Noussair Louati, il 27enne arrestato ieri dalla Digos di Ravenna perché sospettato di voler partire dall'Italia per arrivare in Siria e arruolarsi con i miliziani dell'Isis. Un aspirante foreign fighters quindi, che aveva espresso il desiderio di «andare a fare la jihad». L'uomo, con precedenti per spaccio e denunciato per maltrattamenti in famiglia, era in Italia senza fissa dimora. Secondo la ricostruzione degli investigatori sarebbe dovuto partire lo scorso 26 marzo per la Turchia, da dove avrebbe poi raggiunto la Siria. Louati aveva già acquistato un biglietto aereo di sola andata, con partenza dall'aeroporto di Bergamo e arrivo in quello di Istanbul. Prima, però, è andato a chiedere un finanziamento alla moschea di viale Jenner a Milano. Qui, si legge nell'ordinanza, sarebbe stato mandato via senza ottenere ciò che aveva chiesto. Intanto su Facebook aveva contatti con combattenti jihadisti già operativi in Siria e con altri in Turchia che gli fornivano le indicazioni per il viaggio. Il tunisino, negli ultimi giorni, vista la mancata concessione del passaporto da parte del Consolato, si sarebbe attivato per raggiungere la Germania per poi trasferirsi in Siria. A Noussair Louati è stato applicato il nuovissimo «reato di arruolamento», una delle recenti novità introdotte dal Governo con il pacchetto anti-terrorismo.
"Italiani" dietro l’attentato al museo Bardo di Tunisi
Sarebbero due persone che hanno vissuto nel nostro Paese e che aderiscono all'Isis
