«Marino chi?» risponde il barbiere del sindaco quando bussiamo alla sua porta dopo esserci qualificati come giornalisti. Che il primo cittadino di Roma gradisca una certa riservatezza quando dedica del tempo alla cura della sua persona lo avevamo appreso a nostre spese. «È una cosa privata il barbiere», avevano affermato gli uomini della «scorta» di Ignazio di Marino al fotografo de Il Tempo e al cronista che lo accompagnava. La barba è cosa tanto privata che i giornalisti, pur sostando in un luogo pubblico e «prendendo di mira» un personaggio pubblico, erano stati trattenuti per ore dagli agenti. Una certa omertà, seppur giustificata dalla riservatezza insita nel presunto rapporto fiduciario tra utente e barbiere, la mostra pure quest’ultimo, quando ieri, intorno alle 11,30, entriamo nel salone dove il sindaco solitamente si fa bello. «È questo il parrucchiere dove viene anche Marino», chiediamo. «Non sono il titolare. Non deve fare a me queste domande», comunica un ragazzo con le forbici in mano. «Parli con lui», continua indicandoci un uomo molto posato, sulla sessantina, educato e baffi folti. «Marino chi?», risponde il titolare del salone. «Il sindaco» insistiamo sorridendo. «Non lo conosco». «Ah no?» continuiamo. «Assolutamente», conclude l’uomo continuando a tagliare i capelli di un avvocato. Del resto gli utenti che si rivolgono a «Rocco» non sono solo comuni cittadini. In via Archimede, ai Parioli, a due passi da piazza Euclide, il barbiere dei Vip è gentile, riservato e professionale. Rocco si occupa della cura della persona in toto, dal capo all’estetica: barba, capelli, shampoo, permanente, tiraggio, tinta, mèches, frizione, pulizia del viso, depilazione, mani e piedi. Il lavoro del parrucchiere è impeccabile ma non proprio economico: 25 euro per un taglio, 13 per la barba, 15 per le mani e 25 per una pedicure. Il telefono squilla: «Salve dottore», «Buongiorno professore», «Arrivederci avvocato» risponde l’uomo. La clientela probabilmente non è la stessa che solitamente frequenta le periferie della Capitale. Ci sono donne che portano i figli per un’acconciatura necessaria a un imminente ricevimento e uomini che indossano vestiti con fazzoletti da taschini e cravatte. Salutiamo e usciamo camminando nella piazza dove sabato scorso, per circa 4 ore, i nostri cronisti sono stati bloccati per una supposta «violazione della privacy».
Il barbiere del sindaco e la privacy a tutti i costi «Marino chi? Non lo conosco»
Non ha voluto rispondere alle domande del giornalista de Il Tempo
