Ha scelto di non rispondere alle domande liquidando i magistrati con un laconico «cosa volete che vi dica, se mi hanno visto ... è troppo lunga da raccontare. Vi racconterò tutte le ingiustizie che ho subito». Poi il silenzio. Claudio Giardiello, l'ex immobiliarista 57enne che giovedì scorso ha ucciso tre persone nelle aule del Tribunale di Milano e ne ha ferite altre due, durante l'interrogatorio di garanzia davanti al gip Patrizia Gallici, che si è svolto ieri nel carcere di Monza dove è detenuto, ha preferito avvalersi della facoltà di non rispondere. «È stata una sua scelta», ha fatto sapere il legale, Nadia Savoca, che ha parlato ancora di uno «stato confusionale» in cui verserebbe il suo assistito. Per l'uomo, però, «non è stata disposta nessuna perizia psichiatrica - ha spiegato l'avvocato - ma è stata fatta una valutazione medica e per il medico non c'è stato alcun impedimento all'interrogatorio», dopo il malore avuto sabato scorso che ha impedito il primo interrogatorio di garanzia. Il gip del tribunale di Monza, Patrizia Gallucci, già sabato scorso aveva confermato l'ordinanza di arresto ed emesso un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per Giardiello. Ora gli atti andranno a Brescia che è competente per gli atti. Intanto è stato convocato per oggi il Consiglio dei ministri per deliberare lo svolgimento dei funerali di Stato per il giudice Ciampi e per l'avvocato Lorenzo Claris Appiani. I familiari di Giorgio Erba hanno invece scelto la forma privata domani nel Duomo di Monza. Intanto, ieri mattina, dalle autopsie effettuate all'Istituto di Medicina Legale del capoluogo lombardo sui corpi di Fernando Ciampi, Lorenzo Claris Appiani e Giorgio Erba, è stato confermato che Giardiello ha sparato otto colpi con la sua pistola Beretta 98, di questi sette sono andati a segno. Il risultato era emerso già dalle indagini dei carabinieri. Nell'aula del Tribunale, dunque, Giardiello avrebbe sparato un colpo all'altezza della pancia al nipote Davide Limongelli, che poi è stato operato per otto ore all'ospedale Niguarda e al quale hanno ricostruito parte dell'intestino. Poi il 57enne ha fatto ancora fatto fuoco uccidendo, con un colpo al torace, Giorgio Erba. Quindi ha sparato due volte contro l'avvocato Lorenzo Claris Appiani ma solo un colpo lo ha raggiunto all'altezza della pancia e lo ha ucciso. Subito dopo Giardiello è uscito dall'aula e ha sparato due volte al commercialista Stefano Verna. Un proiettile ha anche sfiorato l'avvocato Paolo Brizzi, che era lì per caso e non conosceva l'ex immobiliarista. In seguito l'uomo ha continuato il giro del Palazzo di giustizia arrivando al secondo piano, dove si trova la stanza del giudice Ciampi. Qui ha sparato altri due colpi: il primo ha raggiunto il magistrato alla scapola, uscendo dal collo, l'altro è arrivato all'inguine. Quando è stato arrestato a Vimercate, Giardiello aveva con sé la pistola con un colpo in canna e nel caricatore altri 4 proiettili. Nel secondo caricatore c'erano 12 colpi. La paura che un evento del genere possa ripetersi ancora ha creato una specie di psicosi, una sorta di «effetto Giardiello», facendo scattare controlli serrati ai varchi d'entrata dei Tribunali. Ieri mattina file chilometriche si sono registrate all'ingresso del Palazzo di giustizia di Napoli come effetto dei controlli più serrati. Centinaia di persone costrette a lunghe file sotto il sole sia all'entrata di piazza Cenni sia al varco di piazza Porzio. L'effetto Giardiello si è fatto sentire anche al Tribunale di Napoli Nord, che si trova ad Aversa.
Giardiello non risponde al giudice
L’assassino si è limitato a dire poche parole: «Vi racconterò le ingiustizie subìte»
