Attualità

Un affare d’oro per la malavita

Nel 2013, però, il caso che ha scioccato l'Italia è legato all'appartamento nel quartiere Parioli dove vendevano i loro corpi le baby squillo

Un business milionario e senza tempo. A Roma gli affari li fa la malavita, non solo italiana, che gestisce il lavoro di squillo provenienti in prevalenza dall'est Europa. Non mancano nigeriane ed etiopi. Le strade della prostituzione sono le solite: Prenestina, Tiburtina Casilina. Nel 2013, però, oltre ai dati della Prefettura, che segnalano 125 casi scoperti di sfruttamento della prostituzione, quello che ha scioccato l'Italia è legato all'appartamento nel quartiere Parioli dove vendevano i loro corpi le baby squillo. Nonostante lo scandalo, che ha travolto anche uomini importanti e conosciuti, nel 2011 le forze dell'ordine hanno scovato il maggior numero di casi, 18 in tutto, di sfruttamento e induzione di minorenni alla prostituzione. L'anno dopo, nel 2012, gli episodi scoperti sono stati 12. Nell'appartamento di viale Parioli, dunque, due ragazze di 14 e 15 anni si facevano pagare fiori di quattrini per soddisfare gli appetiti sessuali di adulti facoltosi. Tra gli uomini pieni di soldi e spregiudicati che contattavano le due minorenni per incontri a luci rosse ci sarebbero stati commercialisti, ingegneri, avvocati e dirigenti di importanti aziende disposti a sborsare un sacco di soldi per avere le «Lolite». Le tariffe prevedevano un pagamento di 300 euro per un incontro sessuale della durata di qualche ora. Ma per i facoltosi uomini non era un problema arrivare a pagarne 1000 per una giornata. I clienti, comunque, non erano soltanto romani. Dalle indagini è emerso che le richieste di incontri con le minorenni provenivano anche da altre parti d’Italia. L’identikit del cliente, però, era sempre lo stesso perché, se non hai la possibilità economica, non puoi permetterti le «lolitine». Uomini pieni di soldi e spregiudicati, al punto da non avere alcuna remora nell’intrattenere rapporti sessuali con le due ragazzine. A gestire l'affare, seconda l'accusa, Nunzio Pizzicalla e Mirko Ieni.

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