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«Noi difensori non siamo figli di un dio minore»

Sul web la rabbia degli avvocati dopo la strage al tribunale di Milano

«Figli di un Dio minore». Così si sentono gli avvocati dopo le dichiarazioni del presidente della Repubblica che, davanti al Consiglio superiore della magistratura, ha omesso di ricordare che nella sparatoria al tribunale di Milano è morto anche un avvocato, e si è limitato a commemorare il giudice Ciampi. La rabbia dei legali, penalisti e non, corre sul web. Social e siti riportano dichiarazioni amareggiate, critiche o infuriate per la «dimenticanza» di Sergio Mattarella. Come ha fatto un avvocato, che ha «postato» sul sito «L’Ultimo Camerlengo» le dichiarazioni della collega Sara Fusi per offrirle «in memoria» di Lorenzo Claris Appiani, caduto a 37 anni sotto il colpi di un folle mentre stava testimoniando in aula. Lo ha fatto, spiega, «cercando di dimenticare come, per tanti, troppi (e alcuni anche importanti), questa vittima era figlia di un dio minore...». Il riferimento tacito è al Capo dello Stato. «Sono quello che quando gli sparano alle spalle in tribunale, in una mattina di inizio primavera - recita la "lettera" - lo pensano solo gli altri avvocati, perché sono tutti preoccupati del magistrato e delle misure di sicurezza». E poi giù commenti, come quello di «Maria», nome virtuale di un’internauta che preferisce mantenere l’anonimato (non si sa mai, l’accusa di vilipendio è sempre in agguato, ne sa qualcosa Francesco Storace...). «...è la triste verità - osserva - Da due giorni ascoltiamo solo fiumi di parole di dolore e solidarietà per la morte del Magistrato, anche da alte cariche dello Stato. Si vuol consapevolmente ignorare che la "toga" è indossata con uguali senso del dovere e passione sia dai Giudici che dagli Avvocati». Web a parte, l’Organismo unitario dell’avvocatura ha riunito la sua giunta e ha lanciato un appello al Presidente della Repubblica «affinché si contrasti la campagna denigratoria contro l’avvocatura in corso da anni, non solo quella rispetto alla magistratura», e ha chiesto al guardasigilli Orlando un incontro urgente sul nodo sicurezza e sull’edilizia giudiziaria. L’Unione delle camere penali, poi, ha voluto sottolineare che «gli avvocati sono, al pari dei magistrati, soggetti della giurisdizione, che concorrono all'amministrazione della giustizia e non sono ospiti in tribunale. Meritano, quindi, la stessa fiducia e devono sottoporsi agli stessi controlli di magistrati e personale amministrativo». Per finire, il presidente del Consiglio nazionale forense Mascherin ha ribadito che «l’avvocatura non può e non dev'essere lasciata sola».

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