Attualità

Strage di Milano, Celentano contro il governo

Il cantante sul suo blog: "Provo uno STATO di abbandono. A cosa serve il progresso se poi ti uccidono?"

Milano ferita. La "sua" Milano. Quella che tante volte ha cantanto nei suoi brani. La città dove è nato nel 1938. Inevitabile che Adriano Celentano non possa rimanere in silenzio davanti alla tragedia che si è consumata nel Palazzo di Giustizia. Così, attraverso il suo blog, scrive al governo. E le sue poche righe sono un atto di accusa senza mezzi termini. "Ciao GOVERNO - esordisce il cantante -, scusa se ti rompo, è che non so con chi parlare, forse non te l’hanno detto: ma ieri un signore è entrato nel tribunale di Milano e ha ucciso tre persone, più due feriti di cui uno in modo grave. Ma perché l’avete fatto entrare?!? È pericoloso lasciare la porta aperta senza che ci sia, non dico una guardia, sarebbe troppo, ma almeno un portinaio che ricordi a tutti quelli armati che possono sì entrare, ma senza uccidere". "E invece - prosegue - guarda cos’è successo. Tu non hai idea di come io mi senta in questo momento. È come se improvvisamente fossi inghiottito da un desolante “STATO” di abbandono e non so più chi sei, cosa fai e perché sei lì dove sei ADESSO. Non pretendo che tu mi difenda, in fondo non sono che un cittadino, lo so, ma almeno avvisami quando inviti qualcuno che vuole uccidere la gente. Forse lo sbaglio è di esserti concentrato troppo sulla velocità per risolvere una crisi impossibile e non aver, invece, subito pensato a un centro di accoglienza per gli ASSASSINI che ormai si confondono coi cittadini. A cosa serve il progresso se poi ti uccidono?".

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