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"Mi avete rovinato, ora vi ammazzo"

Ore 9 strage al tribunale di Milano, Giardello a processo per bancarotta, preme il grilletto e fa tre morti LEGGI ANCHE La pistola, la sicurezza, la fuga.Tutti i punti oscuri "Quello sparava, ci siamo nascosti sotto le scrivanie"

I testimoni sentono il frastuono degli spari. Vengono esplosi 13 colpi. Il sangue sgorga copiosamente. La gente corre, urla, piange. I racconti volano di bocca in bocca, sono contraddittori. Si parla di un morto, due, tre, forse quattro. Ci sono alcuni feriti. Arrivano le ambulanze. Le forze dell'ordine corrono con le pistole in pugno intimando ai passanti di mettersi in sicurezza. Non è un racconto dal fronte. Ciò che è accaduto ieri non è ambientato in una periferia degradata. Siamo in Italia, a Milano dove ieri, in tribunale, è stata compiuta una strage. Un fatto di sangue che è costato la vita a un giudice, un avvocato e un testimone. Un evento che ha colpito lo stato nel cuore del suo potere giudiziario, in uno dei luoghi che si pensava fosse il più sicuro della città.   LA STRAGE IN TRIBUNALE Sono le 9 del mattino nel palazzo di giustizia milanese. Nonostante il clima estivo, tra i corridoi che hanno fatto la storia della cronaca giudiziaria italiana c’è il solito via vai di avvocati, testimoni, giornalisti, magistrati e operatori. I quattro ingressi da cui è possibile accedere al tribunale sono presidiati dalle forze dell’ordine. Controllano il passaggio di chi si affretta per entrare nel palazzo. Sotto il metal detector vengono perquisiti tutti i passanti. Le borse vengono scandagliate ai raggi x. Solo gli avvocati e il personale amministrativo evitano i controlli mostrando un tesserino. Le numerose telecamere sorvegliano il tribunale e l’area antistante. Un filmato riprende un uomo mentre parcheggia il suo scooter in via Manara. L’uomo si chiama Claudio Giardiello, ha, 57 anni, è nato a Benevento ma è residente in Brianza, dove lavora nel settore dell’edilizia. È una persona distinta, barba in ordine e capelli corti. Indossando giacca e cravatta alle 9,19 si reca all’ingresso della cittadella giudiziaria. «Dalle analisi delle telecamere - ha reso noto il procuratore Bruti Liberati durante la conferenza stampa- si vede che mostra qualcosa, evidentemente un tesserino di riconoscimento». Claudio Giardiello entra in tribunale. Ieri si celebrava il processo che lo vede come principale indagato in un caso di bancarotta fraudolenta relativa all'immobiliare Magenta, l’azienda di cui l'imputato era socio di maggioranza. Sono le 11. L'uomo entra in aula, presso la seconda sezione penale. Secondo alcuni testimoni si siede tra il pubblico che solitamente affolla le aule di giustizia. Il pubblico ministero sta interrogando un testimone quando scoppia un litigio in aula. Nella stessa stanza c'è infatti anche l'ex avvocato dell'indagato, Lorenzo Alberto Claris Appiani, che nel processo era testimone. «Non ho nessun problema a testimoniare, nella vita bisogna essere coraggiosi» avrebbe detto il legale ad un collega. L’imputato, dopo avere chiesto al suo difensore di rimettere il mandato, ha puntato l’arma contro Appiani. In un attimo ha fatto fuoco con una calibro 7,65. Uccide il suo ex avvocato. Poi spara al coimputato Giorgio Erba (viene trasportato d’urgenza al Policlinico, ma muore poco dopo nonostante un tentativo disperato di intervento). La furia omicida non si arresta. Giardiello ferisce un'altra persona sparando numerosi colpi. Si tratta di Davide Limongelli, 40 anni e due figli, il nipote dell'omicida. Un parente con cui in passato vi erano state accese discussioni sempre per la gestione dell'azienda. La vittima è in prognosi riservata. In aula al processo sarebbe dovuto esserci anche il pubblico ministero Bruna Albertini, titolare dell’inchiesta, ma essendo impegnata ha chiesto al collega Luigi Orsi di sostituirla in dibattimento. Il killer pensa di essere vittima di una cospirazione. Esce dall'aula, incontra il commercialista Stefano Verna, lo ferisce. Successivamente scende le scale che portano dal terzo al secondo piano dell'edificio, cammina lungo le mura verdi del tribunale, entra nella stanza del giudice che solitamente si era occupato del suo caso. Esplode ancora due colpi. Claudio Giardiello ha ucciso il giudice Ferdinando Ciampi colpendo lo stato nel cuore del potere giudiziario.   L'ARRESTO In tribunale scatta il panico. I presenti urlano, si nascondono. C’è chi sale a piedi 5 piani mettendosi in sicurezza, altri si chiudono nelle aule, nei bagni, in cancelleria e anche nella sala riservata alla stampa. Le urla invadono i corridoi del palazzo di giustizia. Le strade che circondano il tribunale vengono presidiate da numerosi agenti di polizia e carabinieri. I vigili fermano il traffico. All’interno del palazzo anche la polizia penitenziaria interviene. Gli agenti corrono, intimano a tutti di restare chiusi nelle aule. Una donna che fa parte del personale amministrativo si chiude nella sua stanza, resta cinque minuti sotto la scrivania. Poi sente delle voci, apre la porta. Le forze dell'ordine stanno facendo evacuare il palazzo. Solo le donne posso uscire. Dopo un po' anche agli uomini viene dato il via libera per allontanarsi: «Ci hanno fatto togliere le cravatte e ci hanno fatto uscire ma non so perché» racconta un commesso ancora impaurito. Le persone escono correndo. «Muovetevi urla una donna». Un avvocato, ignaro dell'accaduto, prova a entrare. La folla esce, il legale capisce che qualcosa non va, vede un uomo sanguinare, prende uno straccio e prova a tamponare le ferite alla gamba e al piede in attesa dei soccorsi. Nel frattempo l'assassino è ancora in circolazione, forse in tribunale. Lo cercano ovunque, le telecamere di sicurezza vengono passate al setaccio. Nessun fotogramma è utile. Poi Giardiello si allontana: «L'aggressore – dirà in seguito Bruti Liberati durante la conferenza stampa con il ministro della Giustizia Andrea Orlando e quello dell'Interno Angelino Alfano - sarebbe uscito dallo stesso ingresso di via Manara da cui è entrato, che non prevede il metal detector ma solo controllo dei documenti e da cui possono entrare avvocati, magistrati e personale amministrativo. Questa è al momento solo un’ipotesi investigativa» conclude il magistrato. L'assassino sale a bordo del suo scooter, indisturbato. Guida, supera Cologno Monzese, arriva a Vimercate, in Brianza, alle porte di Milano, vicino il centro commerciale "Torri Bianche", a 27 chilometri dal luogo rispetto delitto. Poco distante è possibile accedere al raccordo con la A4. Forse l0omicida era diretto a Carvico, in provincia di Bergamo, aveva in mente di trovare e uccidere Massimo D’Anzuoni, il suo socio di minoranza in una società colpevole, nella mente del killer, di non essersi presentato, se pur convocato, all’udienza di giovedì scorso. Fortunatamente Giardiello viene catturato poco dopo dai carabinieri che hanno riconosciuto il killer e lo hanno disarmato».   IN CASERMA Interrogato in caserma, a Vimercate, dal procuratore aggiunto di Milano Alberto Nobili e dal pm di Monza Franca Macchia(ad occuparsi del caso saranno adesso, per competenza, i magistrati di Brescia che hanno competenza sulla procura di Milano) Giardiello si sarebbe avvalso della facoltà di non rispondere. Traumatizzato dall'accaduto avrebbe però affermato: «Volevo vendicarmi di chi mi ha rovinato». Poi il killer ha avuto un malore ed è stato accompagnato in ospedale in ambulanza, scortato da quattro gazzelle dei carabinieri. Venerdì o sabato prossimo sarà presentata la richiesta di convalida dell’arresto per Giardiello. Ad occuparsi del caso sarà il giudice per le indagini preliminari di Monza, competente per territorio visto che l’arresto è avvenuto a Vimercate.

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